La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è attesa nel pomeriggio a Parigi, dove parteciperà alla Conferenza sulla navigazione marittima nello Stretto di Hormuz. Il vertice è in programma alle 14 al Palazzo dell’Eliseo. La premier, come si legge sul sito del governo in un aggiornamento della sua agenda, domani mattina sarà alla 76ª Assemblea nazionale di Federalberghi, alle 11 al Salone delle Fontane, a Roma.
La ministra francese della Difesa, Catherine Vautrin, intervistata questa mattina da TF1, ha ribadito gli obiettivi del vertice di oggi a Parigi sulla messa in sicurezza della navigazione marittima nello Stretto di Hormuz: ”Non vogliamo un pedaggio” nello Stretto di Hormuz, ha ricordato Vautrin a poche ore dalla riunione all’Eliseo co-presieduta dal presidente francese Emmanuel Macron e dal premier britannico Keir Starmer e a cui sono attesi (in presenza o in videoconferenza) almeno una trentina di partecipanti, secondo la presidenza francese. Vautrin aggiunge, tra l’altro, che ”nessuno sa al momento in cui ci parliamo se lo Stretto è minato o meno”, ma se dovesse esserlo, i Paesi aderenti all’iniziativa potranno intervenire in caso di cessate il fuoco per mettere in sicurezza la navigazione. In seguito, potranno ”accompagnare delle navi per garantire la circolazione” marittima. ”Non si può ripristinare la circolazione a Hormuz senza discutere con i belligeranti”, afferma inoltre la ministra.
“L’unità europea pare già solida ed è più che mai necessaria di fronte a rischi che dobbiamo fronteggiare collettivamente”: fonti dell’Eliseo, in occasione di un incontro con la stampa a Parigi, rispondono così alla domanda dell’ANSA se la presenza di Giorgia Meloni al vertice sulla navigazione marittima nello stretto di Hormuz possa in qualche modo contribuire a rafforzare l’unità del continente dinanzi alla crisi in Medio Oriente. Il conflitto d’Iran, aggiungono a Parigi alla vigilia della riunione co-presieduta dal presidente francese Emmanuel Macron e dal premier britannico Keir Starmer, si ”è venuto ad aggiungere alla crisi legata alla guerra russa in Ucraina: tutto questo comporta pesanti conseguenze per l’Unione europea e per tutti i Paesi europei. E’ dunque molto importante definire insieme il modo di agire nel nostro interesse comune”. La presenza di Starmer, Merz e Meloni insieme a Macron a Parigi è un “buon segnale di unità europea”, sottolineano all’Eliseo, aggiungendo che alla riunione in formato ibrido (con una parte in presenza e una parte in videoconferenza) sono attesi una ”trentina di partecipanti”.
Obiettivo? Lavorare a una missione di messa in sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz, ma solo quando le condizioni lo permetteranno. Oltre a Macron, Starmer, Meloni e Merz, la riunione in videoconferenza vedrà riuniti ”europei, mediorientali, asiatici e anche latino-americani”, puntualizzano le fonti, aggiungendo: ”Vogliamo costruire una proposta credibile che in fondo è quella di una terza via tra la pressione massima praticata in precedenza dagli Stati Uniti sull’Iran e la ripresa della guerra, incluso le distruzioni iraniane contro i Paesi del Golfo”. Gli Usa non vengono dunque associati al progetto per la messa in sicurezza della navigazione nello stretto di Hormuz e non dovrebbero partecipare ai lavori di Parigi, malgrado la volontà successivamente espressa dal cancelliere tedesco Merz di voler discutere una partecipazione Usa. ”Tutto si farà certamente in dialogo con gli americani ma non entreremo in una coalizione con gli Usa semplicemente perché non siamo parte del conflitto”, ricorda l’Eliseo, osservando che al momento ”c’è solo una tregua informale la cui durata non è stabilita”. Inoltre, per Parigi, è fondamentale “ottenere la certezza di un impegno iraniano a non aprire il fuoco sulle imbarcazioni che passano e che gli Stati Uniti non blocchino nessuna nave che esce o entra nello stretto di Hormuz”. Alla futura missione potranno partecipare tutti i Paesi candidati, ognuno a seconda dei “propri mezzi”, come la portaerei Charles de Gaulle e le altre fregate della Marina francese già schierate nel Mediterraneo Orientale. Domani si tratterà di preparare la “migliore pianificazione possibile” per la futura missione, precisano le fonti, aggiungendo che, in sostanza, si “tratta di fornire la certezza alle compagnie di navigazione e agli assicuratori che lo Stretto sarà navigabile in completa sicurezza”. Il tutto a due condizioni: ”Che lo Stretto non sia minato e che non venga e introdotta nessuna forma di pedaggio”.
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