Il governatore dello Stato
messicano di Sinaloa, Rubén Rocha Moya, ha respinto con fermezza
le accuse formulate dal Dipartimento di Giustizia degli Stati
Uniti, che lo collega insieme ad altri nove funzionari messicani
alla fazione del Cartello di Sinaloa dei “Los Chapitos”, i figli
del Joaquín “El Chapo” Guzmán, in guerra con “Los Mayitos”, i
figli di Ismael “El Mayo” Zambada.
In un messaggio pubblicato sul suo account ufficiale di X,
Rocha Moya ha respinto “categoricamente e assolutamente le
imputazioni formulate contro di me dalla Procura federale del
Distretto Sud di New York, poiché prive di veridicità e di
qualsiasi fondamento”. Il governatore ha aggiunto che “questo
attacco non è rivolto solo alla mia persona, ma al movimento
della Quarta Trasformazione (il progetto politico lanciato
dall’ex presidente Andrés Manuel López Obrador e proseguito da
Claudia Sheinbaum), ai suoi leader emblematici e ai messicani
che rappresentiamo questa causa”.
Secondo Rocha Moya, l’inchiesta statunitense “si inserisce in
una perversa strategia per violare l’ordine costituzionale”,
facendo riferimento alla sovranità nazionale sancita
dall’articolo 40 della Costituzione messicana. “Ai cittadini di
Sinaloa dico che, con il valore e la dignità che ci
caratterizzano, dimostreremo la totale inconsistenza di questa
calunnia”, ha concluso.
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