Mi sembra che sia stata notevolmente sottovalutata la gravità della scelta compiuta da Giorgia Meloni il 25 aprile. Alle nove di sera, la nostra presidente del Consiglio ha deciso di fare un post per ricapitolare tutti gli esecrabili atti di violenza che hanno segnato la giornata: dalla cacciata dai cortei dei manifestanti che portavano bandiere ucraine (ne parlo qui sotto) alle ormai purtroppo abituali aggressioni contro lo spezzone della brigata ebraica, ad altri episodi minori come le contestazioni ai sindaci o le targhe in ricordo delle foibe imbrattate. Elenco stilato ovviamente al solo scopo di accusare «quelli che dicono di difendere libertà e democrazia».
Tutto questo, nel giorno in cui, proprio a un corteo del 25 aprile, un uomo ha ferito due manifestanti con una pistola ad aria compressa. Di gran lunga l’episodio più grave e inquietante della giornata, di cui però gli antifascisti radunati per il 25 aprile erano le vittime, dunque neppure menzionato dalla presidente del Consiglio, che poche ore dopo tornava tuttavia sull’argomento della violenza politica per esprimere piena solidarietà e vicinanza «al Presidente Trump, alla First Lady Melania, al Vice Presidente Vance e a tutti i presenti per quanto accaduto alla cena dei Corrispondenti della Casa Bianca».
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