A Bergamo un neonato viene affidato alla Culla per la vita: sta bene. Accanto a lui un messaggio toccante della madre che parla di amore e di una scelta difficile
@Ugo Benedetti/Facebook
Ieri mattina, nella sede della Croce Rossa Italiana di Bergamo, nel quartiere Loreto, un neonato è stato affidato alla cosiddetta “Culla per la vita”, un dispositivo progettato per garantire sicurezza immediata ai bambini lasciati in anonimato. L’allarme collegato alla struttura si è attivato pochi istanti dopo il deposito del piccolo, permettendo ai volontari di intervenire tempestivamente. Il neonato è stato subito preso in carico e trasferito presso l’Ospedale Papa Giovanni XXIII, dove i medici hanno confermato condizioni di salute buone e stabili. Il bambino è stato nutrito e non presenta criticità cliniche.
Il biglietto: poche parole, un significato profondo
Accanto al neonato, un dettaglio ha reso la vicenda ancora più intensa: un messaggio scritto a mano, attribuito alla madre. Parole essenziali, ma cariche di significato: un augurio di felicità e serenità, accompagnato dalla consapevolezza di non poter offrire, in questo momento, ciò che il bambino merita.
Nel testo emerge chiaramente un elemento centrale: l’amore nonostante la rinuncia. La scelta di affidare il neonato alla culla non appare come un abbandono nel senso più freddo del termine, ma come un gesto estremo per garantire protezione e futuro. Queste le parole della mamma:
Ti auguro una vita piena di gioia e di serenità, che in questo momento non ti possiamo dare. Ma sei stato tanto amato. Ti amo tanto.
Come funziona la Culla per la vita
La Culla per la vita rappresenta una delle soluzioni previste per situazioni di emergenza sociale e personale. Il sistema consente di lasciare un neonato in modo anonimo, attivando automaticamente una rete di soccorso. In pochi minuti, personale sanitario e volontari intervengono per assicurare assistenza immediata. Si tratta del secondo episodio registrato a Bergamo negli ultimi anni, dopo un caso analogo nel 2023. L’intervento è stato gestito con il supporto dell’AREU, garantendo un percorso rapido e protetto.
Un’alternativa concreta per situazioni estreme
Dietro questo episodio c’è anche un messaggio più ampio che deve arrivare a tutte le mamme: esistono alternative sicure per chi si trova in condizioni di estrema difficoltà. In Italia è possibile partorire in anonimato in ospedale oppure affidare il neonato a strutture dedicate come questa, evitando rischi e garantendo tutela sia al bambino sia alla madre.
Per rendere accessibile questa possibilità, la struttura di Bergamo è dotata di informazioni multilingue, segno di una volontà inclusiva e concreta. Un gesto che resta doloroso, ma che, in questo caso, ha avuto un esito chiaro: una vita salvata e una scelta che, pur nel silenzio, racconta responsabilità e amore.
Fonte: Ansa.it
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