Nazarena Savino, archeologa pugliese di 27 anni, ha ricevuto il Sigillo UniSalento dopo tre lauree conseguite tre lauree senza poter leggere e scrivere da sola e il progetto Archeodisability dedicato all’inclusione.
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C’è una storia di studio, resistenza e trasformazione personale dietro il Sigillo conferito dall’Università del Salento a Nazarena Savino, 27 anni, originaria di Erchie, in provincia di Brindisi. Un’onorificenza accademica accompagnata da una menzione speciale per il suo contributo all’inclusione sociale e all’accessibilità culturale. La consegna è avvenuta il 22 aprile per mano della rettrice Maria Antonietta Aiello. Ma dietro il riconoscimento ufficiale c’è soprattutto il percorso di una giovane donna che ha deciso di non fermarsi davanti ai limiti imposti dalla malattia.
La malattia neurologica e la svolta a 18 anni
La vita di Nazarena cambia radicalmente a soli 18 anni, quando una patologia neurologica degenerativa compromette progressivamente la sua autonomia. Leggere e scrivere da sola diventa impossibile, così come affrontare la quotidianità senza aiuto. Eppure, proprio in quel momento nasce la sua battaglia più importante. Accanto a lei ci sono la madre Lea e la sorella Swami, che diventano parte integrante del suo percorso universitario: leggono testi, la aiutano nella preparazione degli esami e la accompagnano in anni di studio intensissimi. Il risultato è straordinario: Nazarena consegue una laurea triennale in Storia Greca, poi una magistrale in Archeologia con 110 e lode, seguita da una seconda laurea magistrale in Storia dell’Arte, ancora con il massimo dei voti.
Archeodisability: cultura e accessibilità insieme
Il percorso accademico si intreccia presto con un progetto concreto. Insieme alla sorella fonda Archeodisability, iniziativa nata per rendere il patrimonio culturale accessibile a tutti attraverso strumenti innovativi, attività scolastiche, divulgazione e percorsi inclusivi nei luoghi della cultura. Mostre, incontri e progetti educativi diventano così il centro di un lavoro che unisce archeologia, arte e inclusione sociale. Un impegno che le ha permesso di partecipare anche a percorsi specialistici internazionali dedicati alla sostenibilità e alla valorizzazione del patrimonio culturale.
Le parole dedicate a chi vive tra ostacoli invisibili
Durante il riconoscimento, Nazarena ha voluto dedicare il premio alle persone costrette a convivere con difficoltà fisiche e sociali, troppo spesso ignorate, che limitano autonomia, libertà e dignità, sottolineando quanto dietro gesti apparentemente semplici possano nascondersi fatica, sacrificio e un enorme sforzo quotidiano. Il suo pensiero si trasforma anche in un invito collettivo a riflettere con maggiore attenzione sul tema dell’accessibilità e dell’inclusione. Secondo Nazarena, comprendere davvero cosa significhi vivere determinate condizioni porterebbe la società a progettare spazi, servizi e opportunità in modo più consapevole, evitando esclusioni e barriere che troppo spesso vengono considerate invisibili solo da chi non le vive direttamente.
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Fonte:
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