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SKT, la musica come viene

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GENb è il format editoriale di Billboard Italia pensato per dare agli artisti emergenti più interessanti lo spazio che meritano, attraverso una serie di cover digitali che raccontano a tutto tondo le next big thing della scena, selezionate direttamente dalla redazione. Nel 2026 AW LAB, adidas e GENb uniscono le forze per accompagnare nel loro percorso i nuovi talenti più promettenti. Un’alleanza naturale, che nasce da un linguaggio condiviso fatto di musica, cultura urbana e stile contemporaneo. Il nuovo protagonista è SKT.

SKT Foto: Giovanni ZanottoCreative direction: Giovanni Zanotto, Thala Belloni Production: Thala BelloniLight assistant: Matteo GerbaudoStyling: Federica Belalba Ass. styling: Giulia Polo, Micaela Perego

SKT ha 27 anni, ma ha già vissuto almeno quattro carriere differenti. La prima, quando non aveva probabilmente un nome d’arte e tutti lo chiamavano ancora Stefano, in un coro londinese che girava per tutta l’Europa. Poi, a sedici anni, quella da produttore a cui è seguito un primo tentativo di passare dall’altro lato della barricata, cioè scrivere per se stesso. «Ho cominciato scherzando con i miei amici e facendo freestyle. Non nego che era anche un modo per fare il figo a scuola dove mi conoscevano più per il canto. Oggi mi fa molto ridere che in Italia è esattamente il contrario» racconta nel corso dell’intervista. La quarta fase è infatti quella che l’ha portato in Italia e l’ha reso virale con il suo CALABRITISH che non è solo un pezzo, ma un manifesto del suo modo d’intendere la musica.

Da un lato l’inglese e l’inconfondibile accento di South London dove è cresciuto, dall’altro il dialetto calabrese che, fino qualche anno fa, per lui era l’italiano. Non è frutto di una costruzione. Basta scambiarci qualche parola per rendersi conto di quanto quell’alternanza linguistica sia naturale. L’unione delle due lingue è stato anche un modo per differenziarsi all’interno di un mercato saturo di trap e rap come quello inglese post Covid. «Oggi sta succedendo la stessa cosa qui in Italia, ma quando mi sono spostato nel 2022 qui c’era molto più spazio. In Inghilterra l’industria musicale è in anticipo di almeno quattro o cinque anni» spiega. Questo ha condizionato il primo riscontro del pubblico italiano nei suoi confronti: a differenza del Regno Unito, fino a qualche anno fa in Italia un rapper che si promuoveva su TikTok non veniva preso sul serio.

SKT però non si preoccupa troppo quando si tratta della sua musica. La sua filosofia, termine non utilizzato a caso dato che Stefano è laureato proprio in storia e filosofia, si basa sul motto: «Se puoi fare, fai». Uno dei brani con cui si è fatto conoscere era addirittura JOE CASSANO TRIBUTE, un omaggio a una leggenda che avrebbe potuto facilmente ritorcerglisi contro. Al contrario ha contribuito a renderlo uno dei nomi più chiacchierati degli ultimi anni. Tuttavia, SKT non ha mai perso la sua passione per il canto ed è per questo che non ha voglia di limitarsi al rap o alla trap. «I miei genitori mi hanno cresciuto ascoltando Claudio Baglioni. Quando sono giù metto Una favola blu e di colpo sento che la vita è perfetta. Fare un duetto con lui sarebbe un sogno» racconta.

Lo scorso gennaio ha collaborato con Alborosie in BRIXTON TOWN avvicinandosi alle sonorità reggae, ma il passo più audace l’ha compiuto pubblicando TROPICALIA con Gaia. Una canzone estiva dalle sonorità brasiliane nella quale ha messo in mostra un lato melodico che forse solo i suoi amici di Londra conoscevano. «Sono molto concentrato sulla promozione del singolo, in questo momento sono quasi più concentrato sul fronte marketing che quello musicale» è una delle prime cose che mi rivela quando iniziamo la nostra chiacchierata. Ed è proprio da questa sua attenzione verso anche ciò che circonda la sua musica che siamo partiti.

SKT, foto di Giovanni Zanotto

L’intervista a SKT

Ti piace occuparti anche di questo lato della tua musica?

Sì, faccio fatica a lasciar andare via le mie cose, non sono abituato. Il mio background è da artista indipendente e per quattro o cinque anni ho sempre fatto così.

Cosa rappresenta per te oggi un brano come TROPICALIA con Gaia?

Il fatto che lei abbia deciso di tornare dopo tanto tempo con un nuovo brano insieme a me, che ho un posizionamento molto diverso nel mercato, è qualcosa di incredibile. Che poi è stata una cosa nata proprio in maniera spontanea quando ci siamo conosciuti a cena dopo il live all’Arena di Verona.

Cosa vi ha legato artisticamente?

Lei era molto affascinata dal fatto che io mescolo generi e lingue. Ci scambiavamo spesso dei reel su Instagram di canzoni brasiliane e, dopo che ho pubblicato il pezzo con Alborosie, abbiamo scelto di fare un brano insieme. All’inizio l’idea era di pubblicarlo come un singolo per il mio prossimo album, ma poi abbiamo deciso di uscire subito. Sinceramente credo che sia uscito un pezzone.

Nel corso della tua carriera finora hai toccato tanti generi diversi, dal jazz al reggae e adesso anche la musica brasiliana. Questa voglia di esplorare quanto c’entra con il tuo passato londinese?

Moltissimo. In Italia mi hanno conosciuto come rapper e nessuno aveva visto ancora il mio lato più melodico e da cantante. La verità è che io l’ho sempre fatto fin da quando ero bambino e questa occasione con Gaia era irrinunciabile. Mi ha permesso di far vedere per la prima volta un mio nuovo lato, forse quello più naturale. E anche il prossimo singolo sarà molto cantato.

Dove cantavi da piccolo?

Nel coro della mia scuola che era molto incentrata sulla musica, aveva persino delle band jazz. Mi ricordo la prima volta che fu in prima media per Natale. Fecero delle prove generali con tutti i 180 studenti e io venni selezionato come solista. Da lì in poi ho proseguito e a 14 anni sono entrato in un altro coro di Londra con cui ho girato in tour in vari paesi in Europa, per esempio anche in Lussemburgo e in Belgio.

SKT, foto di Giovanni Zanotto

E invece come ti sei avvicinato al rap?

Più o meno nello stesso periodo, frequentando un corso di produzione musicale sempre nella stessa scuola. Mi sono talmente appassionato che dopo due o tre lezioni ho chiesto a mia madre di comprarmi un pc. Per fortuna era il periodo del mio compleanno (ride, n.d.r.). Ho cominciato a fare un po’ di giri nella scena underground londinese, ma sempre un po’ a caso. Provando a fare le cose che mi piacevano, che poi è un’attitudine che ho ancora oggi.

Quindi possiamo aspettarci di tutto da SKT nei prossimi anni.

Sai, anche adesso non so cosa sta succedendo, ma le cose accadono perché faccio. È la cosa più utile, lo ripeto sempre ai ragazzi che mi chiedono dei consigli. L’importante è provare e buttarsi, non fare cose perfette. Nel mio caso credo che il pubblico stia iniziando a capire che non ho un genere specifico e posso fare qualsiasi cosa. Non sono il tipo che fa un disco per guadagnare un milione di euro. Faccio musica che mi piace e perché mi piace, sperando che trasmetta delle emozioni alla gente.

SKT, foto di Giovanni Zanotto

Cosa ricordi della scena londinese e per te da italiano è stato più difficile integrarti?

I primi tre anni come producer sono stati proprio una gavetta, fino ai 19 più o meno. Lavoravo con diversi artisti con la speranza di emergere. Da produttore ho fatto veramente tanta roba in Inghilterra, ma sapevo che la mia passione era cantare. Dopo un po’ mi sono stufato di scrivere per altri e ho iniziato a farlo per me, ma è stato molto complicato perché, rispetto all’Italia, il mercato inglese era molto più saturo. Oggi sta succedendo la stessa cosa in Italia, ma quando mi sono spostato qui nel 2022 c’era molto più spazio. Il fatto di essere di origini italiane invece non mi ha né avvantaggiato né creato difficoltà.

In Like Kanye parlavi proprio di questa difficoltà di passare dall’essere producer all’essere rapper.

In Inghilterra era davvero difficile. Anche per questo ho cominciato a mescolare le lingue. Inserivo l’italiano nei testi non per spaccare in Italia, ma per essere diverso e trovare uno spazio nel Regno Unito. Il fatto che poi abbia avuto successo qui ancora oggi lo trovo folle, anche perché il mio italiano non è perfetto. La gente dice che è stiloso, ma in realtà è totalmente naturale.

SKT, foto di Giovanni Zanotto

Come si è evoluto il tuo rapporto con l’Italia?

Fino al 2022 per me l’Italia era solo Calabria. Non avevo visto nulla, al massimo ero stato qualche volta in Sicilia. I miei genitori sono molto legati alla loro terra e quando tornano lo fanno solo nel loro paese. Per questo il mio italiano era in realtà il dialetto calabrese. La prima volta che sono arrivato a Milano ho pensato: “Qui non sanno parlare l’italiano”. E invece era tutto il contrario. Fino a sei mesi fa non sentivo il mio accento.

Sei molto legato alla scena calabrese, secondo te come mai fatica ancora a emergere?

ll problema per me è che il più delle volte gli artisti calabresi tendono a parlare sempre della Calabria. Che ci sta, ma fino a un certo punto. Anch’io l’ho fatto con Calabritish, però alla lunga agli italiani non interessa più. A Napoli e in Campania magari una cosa del genere funziona perché c’è più gente, sono letteralmente il triplo. Secondo me è il momento che gli artisti inizino a parlare più di se stessi cambiando il focus e non più in quanto calabresi. Io stesso ho sbagliato continuando per tre anni a farlo. Sono diventato praticamente un meme su TikTok.

La promozione su TikTok fino a poco tempo fa era vista in modo negativo in Italia. In Inghilterra invece, quando hai iniziato tu, era la norma?

Sì, ma come fa un ragazzo da Londra altrimenti a emergere in mezzo a tutti quegli artisti? In Regno Unito non è stato mai considerato cringe anche perché nel 2021 c’era già la saturazione del rap che sta avvenendo oggi in Italia. Quindi promuoversi in quel modo era fondamentale. L’Inghilterra è sempre almeno 4-5 anni avanti rispetto al mercato italiano.

Cosa ricordi del momento in cui hai capito che saresti potuto rimanere in Italia come musicista?

Penso che sia stato un processo naturale e con il successo di JOE CASSANO TRIBUTE ho compreso che forse potevo davvero funzionare in Italia. La ciliegina sulla torta però è stata quando ho fatto l’Arena di Verona. Ho pianto perché il mio percorso è lungo, io faccio questa roba da 14 anni.

Quando hai pubblicato quell’omaggio a Joe Cassano, non hai avuto paura che qualcuno potesse intenderlo come un affronto?

Ero molto preoccupato quando abbiamo lanciato quel pezzo, infatti due giorni dopo ho scritto al mio A&R chiedendogli scusa perché la reazione iniziale del pubblico è stata proprio quella. Poi, con il passare del tempo, i fan hanno capito che il mio era un omaggio all’hip hop e che c’era uno studio dietro. L’aver fatto un pezzo con Gaia spero paradossalmente che contribuirà a far conoscere quella cultura ancora di più. Magari la gente appassionata di musica pop che mi scoprirà andrà anche a recuperare i miei brani passati.

Come sei entrato in contatto con la musica di Joe Cassano?

Quando ho fatto CALABRITISH sono andato a cercare se qualcuno avesse fatto qualcosa di simile e mi sono imbattuto in CalaEnglish di Turi. Da lì ho recuperato tutto il resto. Poi sotto i miei video c’erano sempre molti commenti che dicevano: “È il nuovo Joe Cassano” e col tempo i suoi pezzi sono diventati degli ascolti fissi.

SKT, foto di Giovanni Zanotto

Tra l’altro sei uno a cui piace molto studiare. Musica, storia ma anche filosofia.

La passione per la filosofia nasce da un amico greco che quando avevo tipo 13 anni mi parlava di Platone in pausa pranzo. Così mi sono incuriosito. Poi mia mamma è molto credente e la religione ne rappresenta una parte importante. Ho studiato molto la Bibbia. Credo che la filosofia sia un aiuto per provare a capire il perché delle cose, anche se forse non lo scoprirai mai. Anzi, io sono dell’idea che te lo costruisci vivendo il tuo perché. Non devi sapere la strada, vai e basta.

In questo cammino c’è qualcosa che ti fa paura?

Ho avuto paura finché il mio migliore non è morto in un incidente stradale. È stata una cosa terribile che mi ha cambiato. Da lì ho capito che, se hai la vita, hai la possibilità di fare qualsiasi cosa. Se puoi fare, perché restare fermo?


Fonte:

billboard.it

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