Tra le oltre 20 sostanze identificate dall’esperimento, Curiosity ne ha trovata una contenente azoto che possiede una struttura simile a quella dei precursori del Dna,; ha identificato anche il benzotiofene, una grande molecola caratterizzata da una struttura a doppio anello che viene spesso trasportata dai meteoriti. “Queste molecole sono state trovate, ad esempio, anche nei campioni dell’asteroide Bennu”, afferma Brucato. “Tali composti possono essere intrappolati nei minerali e rimanere intatti o poco alterati per miliardi di anni”.
L’esperimento dimostra, dunque, che è possibile che Marte abbia preservato molecole organiche lasciate da forme di vita anche in un lontanissimo passato. Questo promettente risultato arriva in vista della nuova fase della missione ExoMars di Agenzia Spaziale Europea e Nasa, che prevede il lancio del rover Rosalind Franklin non prima della fine del 2028. Il rover è progettato per cercare tracce di vita passata o presente scavando fino a 2 metri nel sottosuolo marziano grazie a una trivella costruita in Italia e avrà a bordo lo stesso laboratorio in miniatura utilizzato da Curiosity.
“I rover Curiosity e Perseverance sono dotati di trapani di pochi centimetri – osserva Brucato – e i campioni che raccolgono provengono quindi da uno strato estremamente superficiale, sterilizzato dalle radiazioni che colpiscono Marte. Sarà interessante ottenere materiale che non è stato alterato da questi processi così energetici. Tra l’altro, il trapano di Rosalind Franklin è italiano – aggiunge – così come lo strumento Ma_Miss, che analizzerà la composizione delle rocce mentre il trapano scende nel suolo marziano”.
Fonte:
www.ansa.it

