“Chi, in quei mesi del 2015, avrebbe mai potuto presagire che siriani e ucraini avrebbero trovato la morte per mano degli stessi generali russi? O che, qualche tempo dopo, i bombardamenti israeliani in Libano avrebbero contribuito alla cacciata di una dinastia di dittatori che aveva regnato in Siria per più di cinquant’anni? E ancora, chi, allora, avrebbe immaginato che un giorno non troppo lontano le sirene antiaeree avrebbero echeggiato, nella stessa notte, nei cieli di Kyiv e Tel Aviv, entrambe minacciate dai medesimi droni kamikaze iraniani? In scienza la chiamano teoria del caos, e spiega come piccole variazioni nelle condizioni iniziali producano grandi variazioni a lungo termine. Se è vero che un battito d’ali di una farfalla in Brasile può causare un tornado in Texas, immaginate cosa può fare un colpo di cannone, decine di corpi che cadono, inermi, al suolo. Immaginate cosa può fare la guerra”.
È questo uno dei passaggi di “Trame di guerra”, l’ultimo libro del giornalista del Guardian, Lorenzo Tondo. Dall’Ucraina alla Palestina, dalla Siria all’Iran, le guerre contemporanee sono sempre più interconnesse: condividono armi, interessi geopolitici, propaganda e catene di conseguenze che attraversano confini e continenti.
Proprio partendo da “Trame di guerra”, Tondo ha dialogato con Nello Scavo, inviato di Avvenire, autore di importanti inchieste sulla guerra in Ucraina e sui crimini contro i civili, per provare a decifrare il filo invisibile che lega i conflitti globali di oggi.
Ucraina, Gaza, Libano, Iran, Siria “non sono conflitti congelati, ma bruciano e bruciano simultaneamente. Un missile lanciato dalla Russia a Kyiv è in grado di far precipitare la situazione in Siria, un razzo lanciato da Beirut a Tel Aviv ha il potere di far precipitare le situazioni in altre aree in Iran”, spiega Tondo.
“Stiamo vivendo il tempo dell’impunità”, aggiunge Scavo nel corso dell’incontro alla XX edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.
Tuttavia, il libro di Tondo non guarda ai volti noti del potere, autocrati o primi ministri delle democrazie liberali. Non parla di loro e delle loro azioni. Il suo libro racconta di chi subisce le conseguenze delle loro decisioni. Quelli che lo psichiatra e intellettuale Frantz Fanon chiama ”i dannati della terra”: gli oppressi, gli sfruttati, gli emarginati. “Sono gli ultimi, quelli che i conflitti vorrebbero relegare ai margini della Storia e che le pagine del libro cercano di riportare al centro, proprio da dove le bombe tentano di sfrattarli, se non di cancellarli del tutto. Frammenti di esistenze che si incontrano, si intrecciano e convergono fra le trame più remote della guerra”.
Qui di seguito il video della conversazione tra i due giornalisti per capire la nuova guerra mondiale in atto, combattuta simultaneamente in diversi luoghi del pianeta sotto gli occhi dell’opinione pubblica.
Immagine in anteprima: Andrea di Valvasone/IJF26
Fonte:
www.valigiablu.it



