(di Manuela Correra)
L’obiettivo è quello di ‘ridisegnare’ il sistema dell’assistenza ai cittadini, puntando sulle Case di comunità che proprio ai cittadini dovrebbero garantire cure ed interventi più vicini e immediati, andando anche ad alleggerire ospedali e Pronto soccorso sempre più ingolfati. La riforma targata Schillaci ‘prende corpo’, con una prima bozza di decreto più articolata sulla quale si aprirà il confronto con le Regioni: il fulcro è il nuovo ruolo che acquisteranno i medici di famiglia che, chiamati ad avere un peso centrale nelle nuove Case di comunità, potranno scegliere tra un rapporto di lavoro convenzionato e la dipendenza dal Ssn, un ‘doppio canale’ che rappresenta la prima grande novità, insieme all’arrivo della Specializzazione universitaria di 4 anni in Medicina generale e la possibilità di essere assistiti dai pediatri fino ai 18 anni d’età. Il sistema a ‘doppio canale’ prevede da un lato un rapporto di lavoro regolato dalla Convenzione, come nel sistema attuale, ma “riformata”, ovvero introducendo degli obblighi organizzativi precisi per l’attività anche nelle Case di comunità. Dall’altro lato arriva la dipendenza diretta dal Servizio sanitario nazionale, ma non obbligatoria e non generalizzata. La convenzione riformata resta il canale ordinario del sistema, che garantisce al cittadino la possibilità di scegliere il proprio medico di base, mentre la dipendenza è mirata per le funzioni più strutturate all’interno delle Case di comunità ed è dunque pensata come un canale “selettivo, programmato e non generalizzato”. Non vuole essere cioè, si legge nel testo, “una trasformazione generalizzata e immediata dell’intera medicina generale” ma, al contrario, è attivata “su base volontaria, nei limiti della programmazione regionale”. In altri termini, attraverso i medici dipendenti per le posizioni più strutturate si mira a garantire una presenza organizzata nelle nuove strutture, con copertura oraria e turnazioni. Insomma, le Case di comunità diventano una componente centrale del sistema e non una attività “accessoria”, ed i medici sono chiamati a garantirne il pieno funzionamento. In quest’ottica cambia anche la struttura dello stipendio del medico: oltre alla quota base, arrivano infatti anche una quota Case della comunità, una quota risultato ed una quota prevenzione. Il fine, si legge, è “superare un modello remunerativo eccessivamente centrato sul mero numero di assistiti, orientando il sistema verso obiettivi di presa in carico, prevenzione e presenza nelle strutture territoriali”. Altra novità: la bozza prevede che l’età di esclusiva per l’iscrizione al pediatra “sia compresa dalla nascita fino al compimento del diciottesimo anno”, e che la scelta del medico o del pediatra sia effettuata nel rispetto di un limite massimo di assistiti uniforme tra le due categorie. L’obiettivo è quello di una “maggiore omogeneità e razionalità dell’assetto assistenziale”. Al 1° gennaio 2025 risultavano iscritti ai 6.284 pediatri di libera scelta in servizio 5.763.534 assistiti. L’innalzamento dell’età, si spiega nella bozza, avrebbe l’effetto immediato di ritardare l’iscrizione dell’assistitito al medico di famiglia, “rendendo meno critico il ricambio generazionale della categoria” vista l’attuale carenza di medici di base. Tuttavia ciò “genererebbe un maggiore costo annuo pari a 523.701.108 euro/anno e la necessità di inserire sul territorio ulteriori 1.300 pediatri”. Le linee programmatiche generali della riforma erano già state illustrate la scorsa settimana dal ministro della Salute Orazio Schillaci in Conferenza delle Regioni, scatenando le critiche dei sindacati e dell’Ordine dei medici. Ribadisce oggi le critiche anche alla nuova bozza di decreto il sindacato dei medici di famiglia Smi: “Se si pensa così di fare piazza pulita della medicina generale, si abbia coraggio di dirlo”, incalza l’organizzazione. “Bene l’estensione dell’assistenza pediatrica fino ai 18 anni, ma serve il confronto e serve aprire una vera fase negoziale, superando la logica del decreto”, è invece il commento della Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp).
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