(di Silvia Serafini)
“L’assistenza è un lavoro e un lavoro senza diritti è un’ingiustizia che non può più essere ignorata”. Con queste parole, veicolate da un video social realizzato dai Caregiver familiari uniti, viene ribadito l’appello della categoria affinché chi si prende cura di un familiare disabile venga riconosciuto come un lavoratore a tutti gli effetti, con diritti e tutele.
L’occasione è la festa dei lavoratori, “che è anche nostra”, perché “il primo maggio si festeggia il lavoro, ma c’è chi non ha orari, non ha ferie e per lo stato non ha nemmeno un nome”, viene sottolineato nel video. Insieme all’appello social, nella giornata di domani i referenti regionali dell’associazione parteciperanno agli eventi organizzati a Roma, Bologna, Trieste e in Toscana, dove distribuiranno volantini per promuovere la petizione online per il riconoscimento della figura del caregiver come lavoratore, che allo stato attuale conta circa 11mila firme.
Tra le rivendicazioni: una retribuzione che permetta di mantenersi, la possibilità di andare in malattia (e quindi di essere sostituiti), riposi e contributi previdenziali. Sul tema dei caregiver, che in Italia sono circa 7 milioni, è attualmente in discussione in Parlamento il disegno di legge a firma della ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, che prevede, tra le altre cose, un bonus di 400 euro mensili ai familiari conviventi con un carico assistenziale di almeno 91 ore settimanali e stringenti requisiti reddituali.
Una misura che viene bollata come “una mancetta” dall’associazione. “Il riconoscimento del caregiver dovrebbe essere materia del ministero del Lavoro, non di quello delle Disabilità”, sostiene Alessandra Corradi, portavoce nazionale dei Caregiver familiari uniti, che dice all’ANSA di non aver mai ricevuto alcun riscontro dalla ministra. “Locatelli si confronta con associazioni di malati e disabili, che però non sono propriamente rappresentative della categoria”, aggiunge.
Nel mese di gennaio i Caregiver familiari uniti avevano protestato contro il ddl e contestualmente avevano presentato, durante una conferenza stampa alla Camera, una propria proposta per un giusto inquadramento della figura e per intervenire sugli effetti dello stress cronico derivante dall’attività di cura. “La Commissione affari sociali ci aveva chiesto di presentare i nostri emendamenti al ddl – ricorda Corradi -, ma noi abbiamo risposto che secondo noi il testo è da riscrivere”.
In quell’occasione l’associazione ha aveva inviato il documento con le proposte anche al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che “ha fatto sapere che ha letto la nostra documentazione, ha preso in carico le nostre richieste e ha voluto interessare tutti i Ministeri coinvolti nell’iter”, ha detto la portavoce. Una lettera aperta è stata inviata anche ai sindacati Cgil e Cisl, “gli unici che hanno partecipato al tavolo interministeriale sul riconoscimento del caregiver familiare”, chiedendo “perché i sindacati italiani, che storicamente si fondano sulla difesa dei diritti dei lavoratori, continuino a non considerarci come tali”. “Non chiediamo privilegi – scrivono i caregiver nella lettera -, chiediamo riconoscimento, dignità e diritti e soprattutto di non essere più invisibili”.
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