Pochi minuti rispetto agli attuali 30 o 60, che si traducono in più tempo a disposizione per i pazienti oncologici e in una migliore qualità di vita. L’immunoterapia per alcuni tipi di tumore diventa più semplice: non sarà più necessaria, infatti, una somministrazione via endovena, ma basterà una iniezione sottocute. La breve durata della somministrazione sottocutanea di nivolumab, terapia immuno-oncologica, implica così importanti vantaggi: meno tempo in ospedale da dedicare alla terapia, maggiore flessibilità a parità di efficacia clinica, più efficienza per il Servizio Sanitario Nazionale grazie a una migliore gestione delle risorse e degli spazi nei nosocomi. La nuova formulazione è stata approvata dall’Agenzia Italiana del Farmaco in diversi tumori solidi. Approvate anche tre ulteriori indicazioni del farmaco immuno-oncologico: in associazione a ipilimumab in prima linea nel carcinoma del colon-retto metastatico con deficit di riparazione del mismatch o elevata instabilità dei microsatelliti (dMMR/MSI-H), in associazione alla chemioterapia in prima linea nel carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico e in monoterapia nel trattamento adiuvante del carcinoma uroteliale muscolo-invasivo. Nivolumab sottocutaneo, hanno spiegato gli esperti in un incontro a Roma, è approvato da AIFA per l’utilizzo in molteplici tumori solidi dell’adulto: in monoterapia; come monoterapia di mantenimento successiva al completamento della fase di combinazione con ipilimumab endovena; in combinazione con chemioterapia o cabozantinib. “L’immuno-oncologia, negli ultimi 15 anni, ha rappresentato uno ‘tsunami’ nella cura del cancro, perché ha cambiato la storia naturale di molti tumori – spiega Paolo Ascierto, Direttore della Struttura Complessa di Oncologia Clinica Sperimentale del melanoma – Immunoterapia e terapie innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli -. Oggi l’innovazione consente di raggiungere un ulteriore traguardo, costituito dalla somministrazione sottocutanea di nivolumab, formulazione più semplice e veloce dell’infusione endovenosa. Richiede pochi minuti, rispetto a un tempo che varia da 30 minuti a un’ora per l’infusione, e non servono cannule o cateteri venosi. In questo modo, viene semplificato il percorso terapeutico, i pazienti trascorrono meno tempo in ospedale e la somministrazione è più agevole”. L’immuno-oncologia ha cambiato la pratica clinica anche nei tumori gastrointestinali, neoplasie frequenti nei Paesi occidentali, in particolare il carcinoma del colon-retto, che ha fatto registrare nel 2025 in Italia 41.700 nuovi casi. AIFA ha approvato nivolumab, in associazione a sole 4 dosi di ipilimumab, per il trattamento di prima linea di pazienti con carcinoma del colon-retto metastatico con deficit di riparazione del mismatch o elevata instabilità dei microsatelliti, riconoscendone la piena innovatività. Circa il 4% dei pazienti con tumore del colon-retto metastatico presenta il difetto di riparazione del mismatch o elevata instabilità dei microsatelliti, il complesso di proteine preposto a correggere gli errori di replicazione del DNA. Questo difetto, che in passato era riconosciuto come una caratteristica biologica a prognosi sfavorevole, diventa un fattore predittivo positivo permettendo di selezionare il sottogruppo di pazienti che rispondono all’immunoterapia. Il beneficio clinico è rilevante: il follow-up a 4 anni indica che 4 pazienti su 5 sono liberi da progressione. Inoltre, anche per questi pazienti, vi è l’opzione della somministrazione sottocutanea di nivolumab – dopo la fase di combinazione con ipilimumab -, garantendo così importanti vantaggi in termini di praticità e gestione della terapia. “La semplificazione delle modalità di somministrazione dell’immunoterapia ha una ricaduta immediata sui pazienti e sui caregiver – sottolinea Francesco De Lorenzo, Presidente FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) -. I principali vantaggi includono il minore impatto psicologico della cura, perché l’iniezione sottocutanea è meno invasiva, e la riduzione dei tempi di attesa in ospedale con benefici sulla qualità di vita. Inoltre, viene resa più agevole la somministrazione del trattamento per i pazienti con vene di difficile accesso. Vi sono vantaggi anche per il Servizio Sanitario Nazionale, perché viene alleggerito il carico di lavoro del personale, che può dedicare più tempo all’ascolto e al dialogo con i pazienti, con una ottimizzazione delle risorse nei day hospital oncologici”.
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