HomeGiustizia & Sicurezza50 anni fa il sisma del Friuli, il riscatto di una comunità

50 anni fa il sisma del Friuli, il riscatto di una comunità

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I luoghi che hanno subito una devastazione causata da un terremoto non sempre (e non subito) sono tornati al livello di sviluppo precedente la tragedia. Spesso sono rimasti a galleggiare nella stessa sospensione che si prova nell’ esperienza del sisma. Il Friuli, diventato per questo un “modello”, è una eccezione: da area rurale e depressa, produttrice di braccia per emigrazione, con la ricostruzione si è trasformata in zona di crescita.

Vuoi per la tenacia della gente di montagna, vuoi per l’onesta e l’infaticabile voglia di lavorare dei “furlans”, il commissario per il terremoto, Giuseppe Zamberletti, qui riuscì nell’ impresa. Non avrebbe avuto uguale successo anni dopo con l’ancora più distruttivo sisma dell’Irpinia. A chi gli chiedeva la ragione della differenza con altri luoghi, rispondeva: “Ma lì c’erano i friulani”. Loro lo chiamano Orcolat, l’Orco, vive sottoterra e causa il sisma.

Doveva essere fuori di sé 50 anni fa, il 6 maggio 1976, perché alle 21 si agitò per 59 secondi, e cambiò il Friuli. La Rai ha scovato nelle teche la registrazione su nastro che un ragazzo a Udine stava facendo da un giradischi di un brano dei Pink Floyd quando ci fu la terrificante scossa, registrata integralmente anch’essa. Agghiacciante.

Una “botta” di magnitudo 6.4 Richter che devastò la fascia collinare a nord di Udine: quasi mille vittime, oltre 3.000 i feriti, più di un centinaio i paesi danneggiati. La sola Gemona contò 400 morti. Centinaia di scosse; quella del 15 settembre, di magnitudo 5.9, provocò ulteriori devastazioni. Ma nacque un paese nuovo, moderno, che si diede una università (anche per evitare che i giovani partissero) e la Protezione civile, poi diffusa in tutta l’Italia, oltre che un polo industriale che marcia nonostante fondi e aiuti siano terminati decenni fa.

A Gemona ha trascorso una giornata in preghiera e memoria il presidente della Cei, cardinal Matteo Maria Zuppi: ha scelto “solidarietà” come parola per indicare quell’ esperienza, intesa come “un pensarsi insieme”, come creazione di un sistema circolare di aiuto, dunque anche “un momento di scelta, profonda coesione, di condivisione”. Ma si fa ancora “abbastanza poco” per la prevenzione continuando a “ragionare sempre sull’ emergenza”.

E’ il primo dei grandi protagonisti ad approdare a Nord Est, il 6 maggio, quando cadranno i 50 anni: tornerà il Capo dello Stato, che, escludendo le altre visite in Fvg, era venuto qui per i 40 anni dal terremoto; dieci anni dopo si attende il suo discorso. E arriveranno la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i ministri Giancarlo Giorgetti e il pordenonese Luca Ciriani. Dal Vaticano oggi Papa Leone XIV ha inviato un telegramma rivolgendo un pensiero per coloro che persero la vita e alle loro famiglie.

Evidenziando “la solidarietà umana e cristiana manifestata in quella dolorosa circostanza dalle comunità italiane ed estere”, Leone, nel messaggio a firma del cardinal Segretario di Stato Parolin, “auspica che la memoria di un così tragico evento susciti il rinnovato impegno nella promozione dei valori della fraternità e della carità”. Fu “una ricostruzione esemplare, modello di rinascita civile”.

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Fonte:

www.ansa.it

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