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Banco Bpm, utili a 480 milioni nel trimestre. Focus su M&A

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Banco Bpm archivia il primo trimestre 2026 con un utile netto di 480 milioni di euro, in calo del 6,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente ma superiore del 7% rispetto al consensus di mercato. L’istituto guidato da Giuseppe Castagna e dal presidente Massimo Tononi conferma così una traiettoria ritenuta coerente con il target di utile netto da 2,15 miliardi nel 2027.

Sul risultato trimestrale hanno pesato le modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2026, che hanno comportato un maggiore carico sul conto economico pari a circa 20 milioni di euro. Come riportato in un articolo del Corriere della Sera, l’impatto è legato all’aumento dell’Irap e all’indeducibilità di una quota degli interessi passivi per le banche.

I ricavi continuano però a essere sostenuti dalla crescita delle commissioni nette, salite del 19,2% a 708 milioni, mentre il margine di interesse è sceso dell’8% a 751 milioni per effetto dell’allentamento dei tassi di interesse. Gli oneri operativi sono aumentati del 4,5% a 674 milioni, con un rapporto cost/income al 44,1%, mentre il coefficiente patrimoniale Cet1 si attesta al 13,59%.

Banco Bpm guarda alle operazioni di M&A

I numeri consentono alla banca di confermare la fiducia nella distribuzione di un dividendo da 1 euro per azione anche nel 2026, con un rendimento pari all’8,6%. Ma l’attenzione del mercato resta soprattutto sulle possibili operazioni straordinarie.

Secondo quanto evideniziato oggi da Il Sole 24 Ore, durante la call con gli analisti Castagna ha spiegato che Banco Bpm si sente “nella posizione migliore” per cogliere eventuali opportunità derivanti da un ulteriore consolidamento del settore bancario. L’amministratore delegato ha parlato apertamente della possibilità di valutare operazioni “grandi o piccole” che possano coinvolgere banche, fabbriche prodotto o distributori.

Tra i nomi più citati dal mercato ci sono Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm con una quota del 23%, e Mps, di cui l’istituto di Piazza Meda possiede il 3,7%. Castagna ha però frenato sulle ipotesi di fusioni imminenti: “Essere azionista non significa che le opportunità per realizzare M&A siano ideali”.

Le strategie su Anima

Nel confronto con gli analisti è emerso anche il ruolo potenziale di Anima, di cui Banco Bpm controlla ormai quasi il 90% del capitale. La società potrebbe diventare una leva strategica in eventuali future operazioni di consolidamento.

Castagna ha spiegato che mantenere Anima quotata aiuta ancora a determinarne il valore di mercato, ma ha anche chiarito che la permanenza a Piazza Affari non sarà definitiva. La decisione sul futuro della società potrebbe arrivare entro “un paio di trimestri”.

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Fonte:

www.businesspeople.it

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