Nel primo trimestre del 2026 le entrate fiscali dello Stato hanno raggiunto quota 131,4 miliardi di euro, registrando una crescita contenuta dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. È quanto emerge dai dati pubblicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), che fotografano una situazione di sostanziale stabilità, ma con dinamiche interne divergenti.
Secondo il report, l’incremento complessivo è pari a circa 891 milioni di euro su base annua. Un risultato positivo, ma che riflette un equilibrio fragile tra le diverse componenti del gettito fiscale.
I dati del Mef
Il dato più significativo sulle entrate fiscali 2026 diffuse dal Mef riguarda la loro composizione. Le imposte dirette – quelle legate a redditi e profitti – sono in calo dello 0,6%, attestandosi a circa 76,3 miliardi di euro. In particolare, pesa la flessione dell’Ires, l’imposta sui redditi delle società, che segna un netto -10,7%.
A sostenere il risultato complessivo sono invece le imposte indirette, cresciute del 2,4% fino a 55,1 miliardi. Si tratta di tributi legati ai consumi, come l’Iva, che da sola genera circa 38 miliardi di euro e registra un aumento del 2,2%.
Le ragioni dell’incremento
Questa dinamica evidenzia un cambiamento nella struttura del gettito: meno entrate dai redditi e più dai consumi. Un segnale che, secondo diverse analisi, può riflettere sia l’andamento dell’economia reale sia l’impatto delle politiche fiscali recenti.
Un contributo rilevante arriva anche dall’attività di accertamento e controllo fiscale, che nel periodo gennaio-marzo ha prodotto incassi per 3,7 miliardi di euro, in aumento del 4,5% rispetto all’anno precedente. Guardando all’andamento mensile, marzo si conferma decisivo: con un incremento del 3,1%, ha permesso di compensare un avvio d’anno più debole, riportando il trimestre in territorio positivo.
Mef: in Italia cresce il reddito disponibile, ma aumenta il divario tra ricchi e poveri
Nel complesso, i dati delineano una crescita moderata delle entrate fiscali, lontana però da un’accelerazione significativa. Il sistema regge, ma si regge soprattutto sulla spinta dei consumi, mentre resta più debole il contributo delle imposte legate alla produzione e ai redditi. Per il Mef, che ha il compito di gestire le finanze pubbliche e monitorare l’andamento delle entrate, questi numeri rappresentano un indicatore chiave dello stato di salute dell’economia italiana.
Nei prossimi mesi sarà fondamentale capire se il trend registrato a marzo proseguirà, consolidando la crescita, oppure se il rallentamento delle imposte dirette continuerà a pesare sull’equilibrio complessivo dei conti pubblici.
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