HomeCulturaCinema & ArteFelicia Kingsley, 'in Italia ancora pregiudizi sul romance'

Felicia Kingsley, 'in Italia ancora pregiudizi sul romance'

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È stata per tre anni consecutivi l’autrice più letta in Italia con oltre 4 milioni di copie vendute per 23 libri pubblicati (con Newton Compton) e traduzioni in 20 Paesi. Per la scrittrice fenomeno Felicia Kingsley (all’anagrafe Serena Artioli, nata a Carpi nel 1987), stella del romance, con le sue storie d’amore fatte di rapporti non tossici e protagoniste forti e indipendenti, ora arriva anche il primo adattamento di uno dei suoi bestseller, Non è un paese per single, nell’omonima commedia romantica diretta da Laura Chiossone, con Matilde Gioli, Cristiano Caccamo, Amanda Campana, Sebastiano Pigazzi, Cecilia Dazzi e Margherita Rebeggiani.     Il film, un incontro/scontro fra quattro ex amici d’infanzia, due sorelle e due fratelli, legato a una tenuta da sogno nella campagna toscana, è coprodotto da Amazon Mgm Studios e Italian International Film – Lucisano Media Group e sarà disponibile in esclusiva in tutto il mondo su Prime Video dall’8 maggio. “Ho accolto la proposta di questo adattamento con grande felicità – spiega la scrittrice -. È un grandissimo traguardo per chi scrive romance. Anche se è un genere molto popolare, in Italia non è un passaggio immediato che venga adottato dal mondo del cinema”. È chiaro “che ho dovuto metabolizzare i cambiamenti necessari per portare il libro sullo schermo, perché un romanzo è analisi, il cinema è visione e sintesi”. Comunque “fidandomi delle persone che fanno questo di mestiere, e vedendo il risultato finale, sono molto contenta. Hanno fatto un lavoro molto rispettoso, anche nel tratteggiare i vari personaggi, Quando li ho visti sullo schermo mi sono sentita a casa, era tutto al posto giusto”. Per l’autrice, in Italia verso il genere romance “c’è ancora un forte snobismo, ma il pregiudizio è un problema di chi lo ha. Io faccio il mio, mi diverto, i lettori sono tanti e apprezzano sia il mio lavoro che quello di tanti altri amici autori, ed è questa la soddisfazione principale”.     In ogni modo è ampia la platea che aspetta questa trasposizione, nella quale si portano gli spettatori a Belvedere in Chianti, borgo della campagna toscana, dove Elisa (Gioli) è una madre single che cresce la figlia adolescente (Rebeggiani) e gestisce la tenuta Le Giuggiole con la sorella Giada (Campana) e la madre Mariana (Dazzi). La morte improvvisa del proprietario del terreno riporta in paese i suoi nipoti ed eredi, Michele (Caccamo), intenzionato a vendere la tenuta, e il fratello Carlo (Pigazzi), amici d’infanzia di Elisa, intenzionata a proteggere l’azienda agricola, e Giada. Un confronto da cui nascono conflitti, amori, rivelazioni, incomprensioni, scoperte e nuovi inizi.     Per una storia come questa “volevamo creare una bomboniera di bellezza – spiega la regista -. Doveva essere qualcosa di caldo e rassicurante, una comfort zone dove lasciarsi prendere dall’amore”. Oggi c’è bisogno sia “di cinema scomodo che ci faccia pensare” sia “di film che ci facciano sognare, ridando spazio all’educazione affettiva, alla nostra parte emotiva”.     Lo pensa anche Matilde Gioli: “Servono storie come queste in cui si mostri come l’amore non sia per forza uno svantaggio per la nostra crescita come singoli, ma possa essere invece un arricchimento, un avvicinamento all’altro in una società che ci bombarda di messaggi con i quali si viene incoraggiati a crearsi il proprio orticello e difenderlo con il coltello tra i denti”.     L’attrice ha ritrovato molto di sé in Elisa, dall’amore per la natura, alla tendenza “a crearsi una corazza, per timore di perdere il controllo su tutte le cose di cui si è fatta carico, come la responsabilità di una famiglia, l’essere quella che alla fine risolve lei i problemi di tutti”.     Allo stesso modo, Caccamo è stato attento a non fare di Michele “un maschio tossico, alfa e stronzo, anche perché non lo è. Alla fine è soltanto una persona piena di sovrastrutture che piano piano va a rompere”. Kingsley comunque, da autrice, pensa la sua responsabilità principale “sia intrattenere. Mi sento molto libera di scrivere quello che voglio, anche se domani decidessi di raccontare qualcosa di totalmente amorale. Non credo debbano essere i romanzi a educare, ma la nostra società, le famiglie. Mi piace scrivere di relazioni equilibrate, rispettose, in cui si apre un dialogo, ma non lo faccio per dare un manuale didattico a chi legge, non voglio dare lezioni”.

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Fonte:

www.ansa.it

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