Il noto investitore americano Michael Burry, reso celebre dal film The Big Short, dopo aver previsto la crisi subprime prima del 2008, ha venduto l’intera partecipazione in GameStop dopo l’annuncio della società di un’operazione di acquisizione su larga scala che ha sollevato forti dubbi sulla sostenibilità finanziaria. La decisione arriva a seguito della proposta, non vincolante e non sollecitata, con cui GameStop ha tentato di acquisire eBay per circa 125 dollari per azione, in un’operazione mista tra contanti e azioni che valuta la piattaforma circa 55,5 miliardi di dollari.
Una cifra molto superiore alla capitalizzazione della stessa GameStop, che si aggira intorno ai 12 miliardi.
Il crollo in Borsa e i dubbi del mercato: il caso GameStop
L’annuncio ha immediatamente avuto un impatto sui mercati: le azioni GameStop hanno perso circa il 10% nella seduta di lunedì, segnale evidente dello scetticismo degli investitori sulla fattibilità dell’operazione e sulla solidità finanziaria necessaria per sostenerla. Il mercato ha reagito soprattutto a un punto chiave: il livello di indebitamento che l’operazione potrebbe generare.
In un post pubblicato sulla piattaforma Substack, Burry ha spiegato le ragioni della sua uscita totale dal titolo, chiarendo che la struttura dell’operazione è incompatibile con la sua tesi di investimento iniziale, che immaginava GameStop trasformarsi in una sorta di “mini Berkshire Hathaway”. Secondo l’investitore, l’idea di una crescita strategica basata su acquisizioni non regge di fronte a un livello di debito troppo elevato. In particolare, ha sottolineato che un rapporto debito/Ebitda superiore a 5 volte e una copertura degli interessi inferiore a 4 volte rendono il progetto finanziariamente fragile. “Non confondere il debito con la creatività”, ha scritto Burry, sintetizzando la sua posizione.
L’investitore ha stimato che, nella struttura attuale dell’operazione, la leva finanziaria potrebbe arrivare fino a circa 7,7 volte l’Ebitda, un livello che in passato ha messo in difficoltà diverse società. Per rafforzare il suo punto, Burry ha citato alcuni casi aziendali come esempio di crescita frenata da un eccessivo indebitamento, tra cui Wayfair e Carvana, oltre a Bath & Body Works, indicando come aziende con strutture simili abbiano attraversato fasi di forte pressione finanziaria.
Il piano di acquisizione prevede una struttura mista tra liquidità e azioni, con un supporto finanziario iniziale garantito da una lettera di credito da 20 miliardi di dollari fornita da TD Bank. Tuttavia, questa cifra non copre interamente il valore dell’operazione, lasciando aperti diversi interrogativi su come verrà effettivamente finanziata. Tra le opzioni sul tavolo c’è anche la possibile emissione di nuove azioni, una strada che potrebbe diluire gli attuali azionisti ma fornire liquidità aggiuntiva per sostenere l’acquisizione.
Il ruolo di Ryan Cohen e la strategia di GameStop
Al centro dell’operazione c’è il CEO di GameStop, Ryan Cohen, che ha difeso la strategia di crescita della società in un’intervista televisiva, senza però entrare nei dettagli del piano finanziario. Cohen ha sottolineato la flessibilità dell’azienda nel ricorrere a diverse fonti di capitale, inclusa l’emissione di nuove azioni, ma non ha fornito una struttura definita dell’operazione, lasciando gli investitori con molte incognite.
La decisione di Burry rappresenta un segnale importante per il mercato. L’investitore, noto per le sue posizioni controcorrente, aveva scommesso su una possibile trasformazione strategica di GameStop, ma ha cambiato radicalmente visione di fronte all’evoluzione del piano industriale. Il suo messaggio è chiaro: la crescita tramite acquisizioni può essere sostenibile solo se supportata da una struttura finanziaria equilibrata. In caso contrario, il rischio è quello di trasformare una strategia espansiva in un problema di debito difficile da gestire.
Il caso GameStop si inserisce in un contesto già complesso per il settore retail e per le aziende con modelli di business in trasformazione. Dopo la fase di forte volatilità legata al fenomeno delle “meme stock”, il titolo continua a essere osservato con attenzione dagli investitori, soprattutto per la capacità del management di definire una strategia di lungo periodo credibile. Per ora, però, il mercato sembra aver espresso un giudizio prudente: entusiasmo per le ambizioni di crescita, ma forte preoccupazione per il livello di rischio finanziario associato.
Fonte:
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