Alla base del film “ho posto una
domanda, il denaro può corrompere tutti? Credo che ognuno di noi
tenda a credere di essere incorruttibile, ma mi chiedo fino a
che punto lo siamo veramente. Certo, forse possiamo esserlo per
1.000 euro o 10.000 euro, ma se parliamo di 150.000 euro o un
milione di euro, non so quanti di noi lo resterebbero”. Così il
regista Antony Cordier definisce con l’ANSA la sua sferzante
tragicommedia La festa è finita! con un grande cast che
comprende Laurent Lafitte, Laure Calamy, Elodie Bouchez, Ramzy
Bedia, Sami Outalbali, Noée Abita e Mahia Zrouiki in arrivo
nelle sale italiane dal 14 maggio con No.Mad Entertainment.
Il film, che ha debuttato nel 2025 alla Quinzaine des
Cineastes di Cannes, “trae ispirazione da molte cose diverse ma
in particolare dalla commedia all’italiana, quella che chiamiamo
satira, dai film di Dino Risi e di Ettore Scola. Ciò che rende
divertenti e uniche quelle storie è il grado di crudeltà o
meschinità dei personaggi. È sicuramente un genere che trovo
interessante da esplorare”.
Al centro della trama c’è lo scontro di classe che esplode
nella villa al mare che appartiene a Philippe Trousselard
(Lafitte), tracotante avvocato, e a sua moglie Laurence
(Bouchez) un’attrice che sta tentando di rilanciarsi. Qui la
ricca coppia borghese, per una richiesta dalle conseguenze
imprevedibili, entra in rotta di collisione con Tony (Bedia) e
Nadine Azizi (Calamy) che da anni vivono e lavorano nella villa,
con la figlia Marylou (Zrouki), come custodi tuttofare. A
tentare di fare da paciere interviene Mehdi (Outalbali), giovane
avvocato d’origine proletaria, fidanzato della figlia dei
Trousselard, Garance (Abita). Ma tra minacce di cause, ricatti,
liti che diventano sempre più violente e richieste di soldi, le
due famiglie lo trascinano in un conflitto senza esclusione di
colpi. Nella storia c’è anche “una sorta di visione politica del
mondo attuale. Una prospettiva piuttosto cupa che sembra ancora
più veritiera stando a quanto abbiamo visto nell’ultimo periodo.
Non ci sono molti motivi per essere particolarmente ottimisti
sul destino del mondo”, sottolinea.
Cordier, classe 1973, aveva già affrontato il tema della
lotta di classe nel suo primo lungometraggio di finzione,
Douches froides (2005), che aveva debuttato sempre alla
Quinzaine. “Da allora sono cambiate molte cose – osserva -.
Quando ho iniziato, la classe proletaria in Francia votava
ancora a sinistra. Ora votano a destra. Oggi se sei di sinistra,
hai la sensazione di non votare più come i lavoratori, ed è un
po’ destabilizzante”.
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Fonte:
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