HomeAmbienteL’incantevole città termale dimenticata della Val Brembana, a un’ora da Milano

L’incantevole città termale dimenticata della Val Brembana, a un’ora da Milano

Articoli correlati

Pubblicitàspot_imgspot_img

San Pellegrino Terme, piccolo comune della Val Brembana, è noto nel mondo per la sua acqua minerale ma racconta molto di più: un passato glorioso legato al termalismo e all’élite europea, un patrimonio liberty tra i più affascinanti d’Italia, e una lunga fase di declino che ne ha accentuato il fascino.

San Pellegrino Terme è un comune lombardo con meno di 5.000 abitanti, incastonato in una verde conca della media valle Brembana. La sua fama mondiale arriva dall’acqua minerale, esportata in ogni angolo del pianeta, ma la città è molto altro: architettura liberty di rara bellezza, grotte carsiche, un passato da protagonista dell’élite europea e una stagione di abbandono che le ha consegnato un’aura quasi leggendaria.

san pellegrino termesan pellegrino terme

Le origini: acqua e benessere nel Settecento

Nel 1760 Pellegrino Foppoli fu il primo a sfruttare le acque solfato-alcaline-terrose che sgorgavano alla temperatura costante di 26 gradi. Costruì un casello con sedili e vasche per permettere alla gente del posto di usufruire di queste acque benefiche. Fu un inizio modesto, quasi artigianale, lontanissimo dallo splendore che sarebbe arrivato un secolo dopo.

Nel 1820 i soci di Foppoli commissionarono un nuovo stabilimento termale in stile liberty, dotato di camerini, vasche da bagno e strutture all’avanguardia dal punto di vista medico e impiantistico. All’esterno dell’edificio una fontana metteva l’acqua a disposizione degli abitanti del comune. Era già un segnale: San Pellegrino aveva ambizioni grandi.

L’acqua in bottiglia

A Cesare Mazzoni, avvocato della zona, si deve l’idea di esportare l’acqua in bottiglia. Una scelta commerciale che si rivelò visionaria. Le proprietà terapeutiche dell’acqua di San Pellegrino ottennero il riconoscimento ufficiale del Ministero della Sanità nel 1992, ma la reputazione del prodotto era già consolidata da decenni.

Nel 1905 sorse il primo edificio dedicato all’imbottigliamento, anche questo in stile liberty. Il milanese Ezio Granelli propose negli anni successivi di affiancare all’acqua altre bibite: l’aranciata e il Chinotto, diventati poi marchi iconici del gusto italiano nel mondo. L’etichetta della San Pellegrino porta ancora oggi l’immagine del Casinò con le due stelle rosse, simbolo storico dei prodotti italiani di qualità destinati all’esportazione.

Il Grand Hotel e la stagione d’oro san pellegrino termesan pellegrino terme

Il 1904 fu l’anno della svolta definitiva. L’inaugurazione del Grand Hotel, progettato con più di 200 camere, energia elettrica e campi da tennis, trasformò San Pellegrino in una destinazione per l’élite europea. L’edificio era collegato alla Fonte e al Casinò da un ponte in legno, oggi conosciuto come Ponte Principe Umberto.

Tra gli ospiti illustri figurano i premi Nobel Salvatore Quasimodo ed Eugenio Montale, oltre alla Regina Margherita di Savoia. San Pellegrino era diventata una “ville d’eau” a tutti gli effetti: stazione di cura e di soggiorno, frequentata da intellettuali, aristocratici e uomini d’affari che cercavano insieme salute e mondanità.

Gli architetti Romolo Squadrelli e Luigi Mazzocchi firmarono sia il Grand Hôtel che il palazzo della Fonte e l’ex Casinò municipale, oggi sede di congressi e manifestazioni culturali. I due edifici si affrontano sul pendio opposto al fiume, collegati da un portico attrezzato, in un dialogo architettonico che ancora oggi definisce il carattere visivo della città. La Sala Bibite del palazzo della Fonte è decorata con affreschi in stile pompeiano: un dettaglio fastoso che racconta il livello di ambizione estetica dell’epoca.

Il patrimonio artistico e religioso

Nella parte bassa dell’abitato si trova la parrocchiale settecentesca di San Pellegrino. L’interno è riccamente decorato a stucchi e custodisce, dietro l’altare maggiore, un grande dipinto attribuito a Pietro Longhi raffigurante la Condanna di San Pellegrino. È uno degli spazi sacri più significativi della valle, spesso trascurato rispetto alle attrazioni termali e architettoniche, ma capace di restituire la dimensione più intima e radicata della città.

La città fantasma

San Pellegrino Terme conobbe un lungo periodo di declino. Da meta ambita per vacanze e cure, la città si ritrovò progressivamente svuotata: molti edifici chiusero, il turismo d’élite si spostò altrove, e le strutture liberty rimasero in parte abbandonate. Quella stagione di immobilità le valse la definizione di città fantasma.

Oggi gli stessi edifici rappresentano una delle testimonianze più coerenti e spettacolari dell’architettura floreale italiana, con il Grand Hotel e il Casinò a fare da scenografia a un turismo lento e curioso, alla ricerca di bellezze stratificate. Vale la pena esplorare anche la zona della funivia e le nuove terme, realizzate all’interno dell’ex hotel Terme-Milano.

Le Grotte del Sogno

A completare l’identità del territorio c’è una dimensione sotterranea, letteralmente. Le Grotte del Sogno, situate in località Vetta, formano un complesso carsico scoperto nel 1931 da Ermenegildo Zanchi e tornato accessibile al pubblico dal 2012. Il percorso guidato dura circa mezz’ora e attraversa ambienti ricchi di stalattiti, stalagmiti e concrezioni calcaree dalle forme singolari.

La temperatura costante e l’isolamento dal mondo esterno rendono la visita una pausa fuori dal tempo. Le grotte parlano del rapporto tra San Pellegrino e il suo sottosuolo, un legame geologico che si affianca a quello con le acque minerali in superficie. Per chi arriva in città con l’intenzione di capirla davvero, le Grotte del Sogno offrono un punto di vista inaspettato e necessario.

Il Museo Brembano di Scienze Naturali

All’interno di Villa Speranza ha sede il Museo Brembano di Scienze Naturali, nato dal ritrovamento di importanti reperti paleontologici del Triassico. È un luogo di ricerca e divulgazione che posiziona San Pellegrino anche sulla mappa scientifica, al di là della dimensione termale e turistica. I fossili triassici della valle Brembana hanno un peso specifico nella paleontologia italiana, e il museo è il punto di riferimento principale per chi studia e racconta quella storia naturale.

San Pellegrino Terme è una città che ha vissuto stagioni molto diverse tra loro: l’euforia della Belle Époque, la lentezza dell’abbandono, la riscoperta recente. Proprio questa stratificazione la rende un posto autentico, lontano dalla perfezione plastificata di certe mete turistiche più celebrate. Ogni edificio porta i segni del tempo e ogni angolo racconta qualcosa di preciso.

Leggi anche:


Fonte:

www.greenme.it

Ultimi Articoli

Pubblicitàspot_img