“Più che immaginabile, direi
auspicabile. Speriamo che sia parte del nostro futuro” vedere un
astronauta italiano andare sulla Luna. “Chiaramente come
operatore lo spero davvero, poi tutto può cambiare, tutto cambia
e tutto evolve. L’idea sicuramente è quella di avere anche degli
astronauti europei e noi italiani siamo sicuramente pronti per
iniziare un addestramento in caso di un’eventuale assegnazione”.
Così ai cronisti Luca Parmitano, astronauta dell’Esa, a margine
di un incontro con degli studenti a Torino, organizzato dalle
Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo in collaborazione con
l’Esa.
“L’Agenzia spaziale europea – ha spiegato in merito al ruolo
dell’Italia – è uno dei partner principali del programma
Artemis. Lo abbiamo visto con Artemis 1 e Artemis 2. Il nostro
modulo europeo di servizio è indispensabile per l’unica
astronave che al momento è in grado di portare esseri umani
sulla Luna, per cui sicuramente l’Italia, che del modulo Esm
costruisce il modulo pressurizzato, è uno dei protagonisti”.
“In più – ha aggiunto – le recenti dichiarazioni politiche,
ma anche dell’Agenzia spaziale italiana, sugli accordi per la
costruzione del modulo Mph – multiple purpose habitat (un modulo
abitativo, ndr), portano l’Italia al centro della conversazione
per tutto ciò che riguarda l’esplorazione di superficie. Perché
ricordiamo che la grande differenza tra il programma Apollo e il
programma Artemis, che è quello odierno e futuro, è la
l’esplorazione sostenuta e sostenibile delle operazioni di
superficie che richiedono degli habitat, richiedono un luogo per
gli astronauti dove potersi riparare, dove poter togliere lo
scafandro, dove avere delle derrate alimentari, fare
esperimenti, quindi si comincia proprio dall’Italia”.
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