Il Belgio ama presentarsi come il laboratorio del compromesso europeo. Tuttavia, dietro questa immagine rassicurante si nasconde una realtà più preoccupante: mai da diversi decenni a questa parte il Paese è apparso così frammentato politicamente, socialmente e culturalmente.
Le ultime evoluzioni del panorama politico belga rivelano una tendenza profonda: la moltiplicazione delle divisioni. Fiamminghi contro francofoni. Regioni contro potere federale. Metropoli contro periferie. Elettori urbani contro elettori rurali. A mano a mano che queste fratture si accumulano, la capacità dello Stato di produrre una visione comune si indebolisce.
Il problema non è solo istituzionale. È democratico. Una parte crescente della popolazione non si riconosce più nei parti tradizionali. I cittadini hanno la sensazione che le decisioni vengano prese lontano dalle loro preoccupazioni quotidiane. Questa diffidenza alimenta gli estremismi, incoraggia i discorsi semplicistici e indebolisce il centro politico.
Bruxelles illustra perfettamente questo paradosso. Capitale dell’Europa, città globale, simbolo del multiculturalismo, si trova anche a fare i conti con grandi sfide: insicurezza, alloggio, mobilità, coesione sociale. Eppure, le risposte politiche faticano spesso a superare le logiche di partito.
Il Belgio non è ancora ingovernabile. Ma avanza su un filo del rasoio. I meccanismi di compromesso che hanno a lungo garantito la sua stabilità mostrano oggi i loro limiti di fronte a società sempre più polarizzate.
Il vero pericolo non risiede nelle divergenze tra comunità. Una democrazia può vivere con le sue differenze. Il pericolo appare quando i cittadini smettono di credere che un progetto collettivo sia ancora possibile.
La questione non è dunque più sapere come preservare gli equilibri istituzionali. È sapere come ricostruire un’ambizione comune capace di superare le appartenenze partitiche, regionali e comunitarie.
Senza questo, il Belgio rischia di diventare l’esempio calzante di un Paese che funziona ancora dal punto di vista amministrativo, ma che fatica sempre più a fare nazione.
Di Isaac Hammouch

