Nel cantiere del nuovo termovalorizzatore di Roma, a Santa Palomba, è emersa una porzione di strada basolata. La scoperta è avvenuta mercoledì 10 giugno durante le operazioni di scavo, alla presenza dell’archeologo incaricato della supervisione. Roma Capitale ha confermato il ritrovamento, spiegando che sono state effettuate le attività di pulizia dell’area per consentire i rilievi e che la Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia, Belle Arti e Paesaggistica ha svolto un sopralluogo.
In attesa delle determinazioni e delle eventuali prescrizioni, i lavori risultano temporaneamente sospesi nel punto interessato. L’amministrazione parla di un’area “molto limitata e perimetrale”, ma la scoperta ha riacceso le preoccupazioni dei comitati che da mesi contestano l’opera e chiedono maggiori garanzie sulla tutela archeologica e ambientale del sito.
Il ritrovamento arriva a meno di un mese dall’avvio dei lavori per il termovalorizzatore, partiti il 15 maggio 2026. L’impianto, secondo il Campidoglio, dovrà trattare 600mila tonnellate l’anno di rifiuti indifferenziati e non riciclabili, con un investimento previsto di circa un miliardo di euro. Per Roma Capitale è una delle infrastrutture centrali per chiudere il ciclo dei rifiuti della Capitale. Per chi si oppone al progetto, invece, Santa Palomba resta un’area da proteggere anche per il suo possibile valore storico e naturalistico.
Il secondo tratto segnalato
A rilanciare la notizia del primo ritrovamento è stata anche l’Unione dei Comitati contro l’inceneritore, che in un post pubblicato sui propri canali parla di una strada romana emersa “al centro del sito di AMA”. Secondo gli attivisti, il ritrovamento confermerebbe la necessità di fermare il cantiere e procedere con verifiche più approfondite prima di autorizzare nuove lavorazioni nell’area.
Il 15 giugno, nel primo giorno del presidio a oltranza davanti al cantiere, i comitati hanno diffuso un nuovo aggiornamento: secondo la loro ricostruzione, sarebbe stato individuato un secondo tratto della strada basolata a ridosso del Casale della Massimetta. I due segmenti, sostengono, presenterebbero lo stesso orientamento. Sempre secondo l’Unione dei Comitati, questo secondo ritrovamento indicherebbe che gli sterri effettuati nelle settimane precedenti avrebbero interessato circa 200 metri di strada antica. Si tratta, al momento, di una denuncia degli attivisti, che richiede verifiche ufficiali da parte degli enti competenti.
Nel secondo comunicato, i comitati parlano di un danno archeologico che, a loro giudizio, si sarebbe potuto evitare se le precedenti segnalazioni fossero state prese in considerazione. Per questo chiedono l’accertamento delle responsabilità e la sospensione dei lavori nell’intero cantiere, non solo nel punto già interessato dal primo stop temporaneo.
Gli esposti e la richiesta di tutela
Gli attivisti ricordano di avere già presentato un esposto-denuncia al ministro della Cultura Alessandro Giuli e affermano di averne recapitato un secondo dopo il nuovo aggiornamento. Secondo quanto riferito dal comitato, l’esposto sarebbe stato trasmesso per conoscenza anche al Presidente della Repubblica e alla Presidente del Consiglio, con la richiesta di intervenire per evitare ulteriori danni al patrimonio archeologico.
Al centro delle preoccupazioni c’è il proseguimento delle attività nel sito. I comitati parlano di un intenso passaggio di camion e di scavi che, a loro dire, starebbero andando avanti nonostante il ritrovamento. Anche su questo punto servono chiarimenti ufficiali: la nota di Roma Capitale parla infatti di sospensione temporanea nel punto del ritrovamento, mentre non risulta al momento un blocco generale dell’intero cantiere.
La richiesta dei comitati va oltre il singolo tratto di basolato. Da mesi l’Unione contro l’inceneritore rilancia la proposta di realizzare a Santa Palomba un parco archeologico-naturalistico dedicato a Ettore Ronconi, trasformando l’area in uno spazio di tutela e valorizzazione invece che in un polo industriale per il trattamento dei rifiuti. Si tratta, al momento, di una proposta politica e territoriale, non di un atto amministrativo approvato.
Un cantiere già contestato
Il progetto del termovalorizzatore è stato aggiudicato al raggruppamento guidato da Acea Ambiente con Suez Italy, Kanadevia Inova, Vianini Lavori e RMB. La società RenewRome gestirà l’impianto per 33 anni. Accanto alla parte industriale, il progetto prevede anche un’area denominata Parco dell’Economia Circolare, con spazi per ricerca, coworking, serra, giardino pubblico e torre panoramica.
Proprio questa sovrapposizione tra grande infrastruttura, territorio agricolo, possibili presenze archeologiche e opposizione civica rende Santa Palomba un caso delicato. Il ritrovamento della strada basolata non comporta automaticamente il blocco dell’opera, ma impone una fase di valutazione da parte degli enti competenti. Saranno le verifiche della Soprintendenza a stabilire quali prescrizioni adottare e come procedere nel punto interessato.
Per ora restano due elementi da tenere separati. Il primo è la conferma ufficiale di una porzione di strada basolata rinvenuta durante gli scavi, con sospensione temporanea dei lavori in quell’area. Il secondo è la denuncia dei comitati, che parlano di un secondo tratto e di una possibile perdita molto più estesa. Prima di andare avanti, servono risposte pubbliche su cosa sia stato trovato, su quanto sia ampio il contesto archeologico e su quali tutele verranno applicate. In un’opera di queste dimensioni, anche pochi metri di basolato non possono diventare una nota a margine.
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Fonte:
www.greenme.it

