Il procuratore di Palermo ha acceso il dibattito sulle condizioni delle carceri italiane con una denuncia senza precedenti: “Lo Stato non controlla gli istituti di pena”. Secondo il magistrato, il sistema carcerario è ormai largamente influenzato dalle organizzazioni mafiose, che avrebbero preso il controllo interno delle strutture.
Nel corso di un’audizione parlamentare, il procuratore ha sottolineato come il sovraffollamento, la carenza di agenti penitenziari e la diffusione di cellulari e droga nei reparti abbiano favorito l’espansione delle cosche. “Le mafie gestiscono pungoli, compiti e logistica”, ha affermato, riferendosi a una rete di relazioni che si estende dai cortili ai circoli sociali interni.
La dichiarazione ha suscitato una dura reazione da parte del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ha definito le parole del magistrato “grave leggerezza” e ha accusato l’ufficio del procuratore di alimentare sfiducia verso le istituzioni. “È lui che è fuori dalla realtà”, ha replicato Nordio, chiedendo di chiarire i dati alla base di tali affermazioni.
Il confronto è destinato ad aprire un dibattito più ampio sulle riforme del sistema penitenziario e sui piani di potenziamento della polizia penitenziaria. Il ministro ha annunciato una verifica immediata degli organici e delle procedure interne, mentre il procuratore ha sollecitato controlli ispettivi nelle singole carceri siciliane.
Tra critiche incrociate e dati contrapposti, il caso riporta l’attenzione sulla difficile gestione delle strutture detentive italiane e sulle possibili infiltrazioni criminali, rilanciando la necessità di interventi urgenti per ristabilire la legalità e la sicurezza interna.

