Allattamento al seno esclusivo fino a sei mesi è associato a benefici sul sonno del lattante e a una riduzione dei sintomi di ADHD nei primi anni di vita, secondo due recenti studi pubblicati su riviste internazionali. Le ricerche, condotte su campioni ampi e nazionali, rafforzano il consiglio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che promuove l’allattamento esclusivo nei primi sei mesi.
Lo studio giapponese ha analizzato oltre 82.900 coppie madre-bambino, classificando i neonati in quattro gruppi in base al tipo e alla durata dell’alimentazione nei primi sei mesi. Alla valutazione a un anno i bambini allattati esclusivamente al seno per sei mesi mostravano la minore incidenza di sonno insufficiente: 8,8% contro il 12,2% dei neonati nutriti solo con latte artificiale. Dopo aggiustamento per numerosi fattori confondenti, l’allattamento esclusivo per sei mesi risultava associato a una probabilità inferiore del 23% di breve durata del sonno rispetto all’alimentazione esclusiva artificiale.
I meccanismi ipotizzati comprendono la presenza nel latte materno di melatonina e di triptofano, con variazioni notturne nella composizione del latte che potrebbero favorire la maturazione del ritmo sonno-veglia, oltre a effetti indiretti mediati dal microbiota intestinale. Gli autori sottolineano inoltre che i risultati smentiscono il luogo comune secondo cui il latte materno porterebbe a sonni più brevi per una digestione più rapida.
Il secondo studio, condotto in Norvegia su circa 37.600 famiglie, ha trovato un’associazione tra durata dell’allattamento esclusivo e livelli inferiori di sintomi di ADHD valutati a 3, 5 e 8 anni. L’effetto era presente in entrambi i sessi, più marcato a 3 e 5 anni e attenuato a 8 anni; analisi che tenevano conto del rischio genetico e confronti tra fratelli hanno indicato un effetto protettivo chiaro ma moderato, più forte in presenza di allattamento esclusivo fino a sei mesi.
Pur robusti per dimensione del campione, entrambi gli studi sono osservazionali e non permettono conclusioni definitive di causalità: servono ricerche complementari per chiarire i meccanismi biologici e ambientali. Nel frattempo i risultati supportano le politiche di sostegno alle madri e alle famiglie per favorire l’allattamento al seno, rimuovendo barriere pratiche e culturali per garantire migliori esiti di salute a lungo termine.

