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L’Iraq è oggi uno dei paesi più strategici del Medio Oriente

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Un’analisi sugli equilibri regionali, le sfide interne e la sovranità istituzionale

L’Iraq è oggi uno dei paesi più strategici del Medio Oriente. La sua posizione geografica, le sue immense risorse petrolifere e la sua storia ne fanno un attore centrale degli equilibri regionali. Dalla caduta di Saddam Hussein nel 2003, il paese cerca di ricostruire uno Stato capace di esercitare pienamente la propria autorità, resistendo al contempo alle influenze esterne. Le rivalità tra gli Stati Uniti e l’Iran si dispiegano ampiamente sul territorio iracheno, ma non bastano a spiegare la complessità della situazione. Le fratture politiche interne, la corruzione, le sfide economiche e le questioni di sicurezza giocano un ruolo altrettanto determinante.

Sotto Saddam Hussein, l’Iraq poggiava su un sistema estremamente centralizzato. Lo Stato controllava l’esercito, i servizi di sicurezza, l’amministrazione e l’economia. Questa centralizzazione assicurava una capacità decisionale rapida, ma era accompagnata da una forte repressione politica e dall’assenza di libertà pubbliche. Le guerre successive, le sanzioni internazionali e poi l’invasione del 2003 hanno profondamente indebolito questa struttura.

Dopo il 2003, la dissoluzione dell’esercito e la de-baathificazione hanno lasciato un vuoto istituzionale considerevole. Il nuovo ordine politico, fondato sulla spartizione del potere tra le principali componenti della società irachena, ha permesso l’organizzazione di elezioni e l’istituzione di organizzazioni democratiche. Tuttavia, questo sistema ha anche favorito la frammentazione del potere, il clientelismo e l’emergere di reti politiche concorrenti che hanno progressivamente indebolito la capacità dello Stato di imporre un’autorità unica.

Oggi, il governo federale condivide di fatto lo spazio politico con numerosi attori: partiti, autorità regionali, tribù, istituzioni religiose e diverse componenti delle Forze di mobilitazione popolare. Questa realtà rende qualsiasi riforma particolarmente difficile. Governare l’Iraq consiste spesso nel ricercare un equilibrio permanente tra interessi talvolta contraddittori.

In questo contesto, il Primo Ministro Ali al-Zaidi si è dato l’obiettivo di restaurare l’autorità dello Stato. Il suo discorso pone l’accento sulla lotta alla corruzione, sulla modernizzazione dell’amministrazione, sullo sviluppo economico e sul rafforzamento delle istituzioni. Il suo governo cerca inoltre di attrarre maggiori investimenti stranieri al fine di diversificare l’economia e ridurre la dipendenza dalle sole entrate petrolifere.

La corruzione rimane uno dei principali ostacoli allo sviluppo. Per anni, meccanismi di appropriazione indebita di fondi pubblici, favoritismo e contratti irregolari hanno indebolito le finanze pubbliche e ridotto la fiducia dei cittadini nei confronti delle loro istituzioni. Le campagne avviate dal governo per perseguire i funzionari sospettati di corruzione, recuperare i beni pubblici e rafforzare i controlli amministrativi vengono presentate come un passo importante verso una governance più trasparente. Il loro successo dipenderà tuttavia dalla capacità delle istituzioni giudiziarie di agire in modo indipendente e duraturo.

Sul piano internazionale, l’Iraq persegue una politica di equilibrio. Gli Stati Uniti sostengono il rafforzamento delle istituzioni, la cooperazione in materia di sicurezza e lo sviluppo economico. L’Iran, dal canto suo, mantiene un’influenza importante grazie alle sue relazioni storiche, politiche, religiose ed economiche con una parte della classe dirigente irachena e con alcune fazioni armate. La sfida del governo è preservare relazioni costruttive con ciascuno di questi partner senza compromettere la sovranità nazionale.

L’economia irachena resta fortemente dipendente dalle esportazioni di petrolio. Questa dipendenza espone il paese alle fluttuazioni dei prezzi mondiali e limita lo sviluppo di altri settori come l’industria, l’agricoltura o le nuove tecnologie. Per garantire una crescita sostenibile, le autorità dovranno migliorare il clima imprenditoriale, sviluppare le infrastrutture, rafforzare il sistema bancario, investire nell’istruzione e favorire l’emergere di un settore privato dinamico.

Il futuro dell’Iraq dipenderà prima di tutto dalla solidità delle sue istituzioni. Se le riforme avviate permetteranno di ridurre la corruzione, rafforzare lo Stato di diritto, migliorare i servizi pubblici e creare opportunità economiche per una popolazione giovane, il paese potrà progressivamente ritrovare un ruolo di potenza regionale stabile. Al contrario, se le divisioni politiche, le rivalità tra attori armati e le influenze esterne continueranno a prevalere sulle riforme, le attuali fragilità rischieranno di persistere.

La storia recente mostra nondimeno che l’Iraq dispone di importanti risorse: una popolazione resiliente, risorse naturali considerevoli, una posizione geografica strategica e una crescente volontà di rafforzare le istituzioni nazionali. La scommessa di Ali al-Zaidi consiste precisamente nel trasformare queste risorse nelle fondamenta di uno Stato più sovrano, più efficace e più rispettato sulla scena regionale. Il successo di questa ambizione dipenderà meno dalla vittoria di una potenza straniera sull’altra che dalla capacità degli iracheni stessi di consolidare stabilmente il proprio Stato e di restaurare la fiducia tra i cittadini e le loro istituzioni.

*Isaac Hammouch è un giornalista e scrittore belga, specializzato in questioni di geopolitica, sicurezza internazionale e trasformazioni del mondo contemporaneo.

Isaac Hammouch
Isaac Hammouchhttps://www.isaachammouch.com/
Isaac Hammouch è un giornalista, scrittore e saggista specializzato in relazioni internazionali e geopolitica contemporanea. Pubblica su diverse testate giornalistiche belghe, europee e internazionali. Sito ufficiale di Isaac Hammouch: www.isaachammouch.com

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