Limitare l’uso preventivo di antiparassitari per cani e gatti: è questa la raccomandazione centrale emersa da un rapporto del Comitato per l’Ambiente e i Cambiamenti Climatici della House of Lords. Il documento invita a vendere questi prodotti solo dopo consulenza veterinaria, farmacologica o da personale qualificato dei negozi per evitare trattamenti non necessari e ridurre potenziali rischi per l’ambiente e la salute umana.
Il rapporto mette in luce l’assenza di valutazioni ambientali rigorose prima dell’approvazione di molti prodotti e segnala una scarsa indipendenza dei regolatori rispetto all’industria. Rosemary Perkins, ricercatrice dell’Imperial College London che ha fornito prove al comitato, sottolinea che si è storicamente dato per scontato un rischio ambientale trascurabile per i medicinali veterinari destinati ad animali da compagnia, ipotesi ora contestata da dati recenti.
Analisi citate nel rapporto indicano che pesticidi come fipronil e imidacloprid sono stati rilevati nei corsi d’acqua a concentrazioni compatibili con effetti su invertebrati acquatici; tali sostanze possono degradarsi in composti ancora più nocivi. Le vie di ingresso nell’ambiente includono il lavaggio degli animali, il lavaggio di biancheria e i residui sulle mani dei proprietari: imballaggi attuali sconsigliano il bagno per quattro giorni, mentre il rapporto suggerisce di estendere tale precauzione fino a 28 giorni.
Prodotti più recenti a base di isoxazolines appaiono meno solubili in acqua ma possono legarsi ai sedimenti e accumularsi in fanghi di depurazione, con potenziali effetti su suolo e impollinatori quando i fanghi vengono impiegati come fertilizzante. Il documento evidenzia inoltre preoccupazioni sulla possibile perdita di efficacia dovuta a fenomeni di resistenza e osserva che non esistono prove solide a sostegno dell’uso routinario mensile promosso da alcuni produttori.
Il rapporto conclude che l’uso di questi medicinali per animali dovrebbe essere ridotto fino a quando non saranno disponibili studi indipendenti che chiariscano i rischi ambientali e per la salute. Pur focalizzato sul Regno Unito, il dossier richiama l’attenzione sulla diffusione globale dei prodotti e propone un ripensamento delle politiche di autorizzazione e vendita per tutelare biodiversità, efficacia terapeutica e informazione dei cittadini.

