Un’indicazione promettente arriva dall’Argentina: durante un’esercitazione all’Università di Buenos Aires gli studenti che esaminavano sezioni sottili di un osso hanno notato una linea di crescita inconsueta nel femore del fossile Chiniquodon theotonicus. Il reperto, recuperato nel 2011 nel Talampaya National Park, è datato a circa 236 milioni di anni. Il gruppo guidato da Leandro Gaetano, ricercatore affiliato al CONICET, ha approfondito l’osservazione con ulteriori analisi istologiche e misurazioni.
I ricercatori interpretano quella linea come l’evidenza di uno scatto di crescita subito dopo la nascita, analogo agli anelli di accrescimento degli alberi. Ricostruendo le dimensioni dell’animale al momento della formazione della linea, hanno stimato un peso neonatale di circa 1,68 kg e un peso adulto prossimo ai 12 kg. Confrontando il rapporto neonati/adulti con dataset moderni — 1869 mammiferi, 2619 rettili non aviani e 782 uccelli — il campione si è raggruppato con i mammiferi placentati, noti per mettere al mondo piccoli relativamente grandi.
La scoperta ha rilevanza nell’ambito dell’evoluzione dei caratteri riproduttivi: la viviparità è una caratteristica comune a quasi tutti i mammiferi moderni, eccezion fatta per i monotremi, e i cynodonti, comparsi circa 260 milioni di anni fa, sono considerati antenati diretti dei mammiferi. Se confermata, l’interpretazione sposterebbe indietro nel tempo l’origine della nascita viva nella linea che portò ai mammiferi, riducendo il cosiddetto «amniote egg gap», ovvero la scarsa presenza di testimonianze fossili di uova nel Permiano e nel Triassico. Il paleontologo Mike Benton ha giudicato gli argomenti dello studio convincenti.
Gli autori riconoscono i limiti della prova: si tratta di un’evidenza indiretta e alcuni specialisti, come Oliver Griffith, mantengono prudente scetticismo sulla mancanza di reperti diretti come uova fossilizzate o madri gravide. Lo studio è stato pubblicato su Frontiers in Mammal Science (DOI: 10.3389/fmamm.2026.1845319) e propone un approccio nuovo per affrontare un quesito difficile: nei prossimi anni potrebbe stimolare ricerche mirate sul confronto istologico e nuove prospezioni in giacimenti permiano-triassici.

