Vertice concluso a Ulan Bator dopo due settimane di negoziati ma senza le decisioni attese sui principali punti in agenda. La delegazione degli Stati Uniti ha esercitato una forte opposizione su passaggi che contenevano riferimenti al cambiamento climatico e su testi che affrontavano questioni di uguaglianza di genere, migrazioni e diritti dei popoli indigeni, determinando un impasse che ha suscitato critiche da più parti durante i lavori.
Al centro delle discussioni rimaneva la proposta, sostenuta in particolare dai paesi africani, di un piano d’azione globale per la prevenzione e la gestione delle siccità. L’intesa non è stata raggiunta e la creazione di uno strumento mondiale specifico per la siccità è stata rimandata: la segretaria esecutiva, Yasmine Fouad, ha indicato che la questione sarà ripresa alla prossima Conferenza, fissata tra due anni a Sharm el-Sheikh, e che il mandato della Convenzione Onu per la lotta alla desertificazione proseguirà nel frattempo. Unccd continuerà il lavoro tecnico e politico in vista del nuovo appuntamento.
Sul fronte finanziario sono stati annunciati impegni per 1,3 miliardi di dollari destinati a 45 progetti di restauro del suolo in 23 paesi, una somma giudicata da molti osservatori insufficiente rispetto alle necessità globali. La medesima Unccd stima che per riportare suoli degradati a condizioni sostenibili servirebbe dell’ordine di un miliardo di dollari al giorno fino al 2030. Parallelamente è stato lanciato lo strumento finanziario per la resilienza alla siccità, Drought Resilience Investment Facility, che mira a mobilitare circa 400 milioni di dollari pubblici e privati con il sostegno del Lussemburgo.
Il bilancio politico della Cop17 è quindi di continuità amministrativa ma con risultati pratici limitati: permangono dubbi sulla capacità dei governi di rafforzare la preparazione alle emergenze legate a fenomeni come El Niño, ripristinare territori degradati e garantire flussi di finanziamento adeguati e trasferimenti che migliorino le condizioni di vita delle popolazioni più vulnerabili. Il processo negoziale rimane aperto, con l’attenzione rivolta alle iniziative operative e ai finanziamenti che dovranno emergere nei prossimi mesi.

