Cereali perenni in sperimentazione sono al centro di prove condotte da agricoltori del Land Institute nel Midwest degli Stati Uniti. Il marchio Kernza indica il prodotto ottenuto dalla Thinopyrum intermedium, un parente perenne del frumento originario dell’Asia occidentale che dal 2001 è oggetto di miglioramento genetico mirato a trasformarlo in un cereale destinato al consumo umano. Il seme non è brevettato e non è OGM; il chicco è descritto come dal gusto nocciolato e presenta un contenuto superiore di fibre, proteine e composti antiossidanti rispetto al frumento convenzionale. Per dettagli sul progetto è disponibile la pagina del Land Institute.
I vantaggi agronomici attribuiti ai cereali perenni includono l’eliminazione della semina annuale e un apparato radicale profondo che attinge acqua dagli strati inferiori del suolo, migliorando la resilienza in caso di siccità e riducendo il deflusso superficiale durante eventi di pioggia intensa, con effetti positivi sull’erosione. Le radici profonde favoriscono inoltre il sequestro di carbonio nel terreno e l’accumulo di sostanza organica; secondo gli agricoltori che li hanno sperimentati, i costi in termini di fertilizzanti sono inferiori a quelli del frumento, arrivando a circa un terzo del fabbisogno tradizionale, con minore impiego di manodopera e macchinari agricoli.
La diffusione rimane però contenuta: negli Stati Uniti lo scorso anno il Kernza è stato coltivato su 1.421 ettari, a fronte dei 15,1 milioni di ettari destinati al frumento. Le rese attuali si attestano tra il 20% e il 40% rispetto a una coltura di grano nella stessa area, una limitazione dovuta alla parte di energia della pianta che viene destinata al mantenimento delle radici pluriennali. Il chicco più piccolo richiede inoltre adattamenti delle macchine di raccolta per evitare danni al prodotto, e la ricerca continua a cercare varietà con rese più competitive.
Oltre agli sviluppi agronomici, la transizione verso colture perenni come il Kernza richiederà una filiera commerciale più consolidata: serve aumentare la consapevolezza dei consumatori, sostenere gli agricoltori con politiche e incentivi e favorire l’accesso al mercato. Come osserva Laura van der Pol del Land Institute, integrare piante perenni nel sistema agricolo può rappresentare una strada concreta per preservare il suolo e mantenere la produzione alimentare nelle condizioni climatiche che si delineano; reportage e approfondimenti sono stati raccolti anche dall’Associated Press.

