Simbiosi industriale: cos’è e perché viene indicata come un elemento chiave per avanzare verso un’ economia circolare. Il concetto descrive relazioni operative in cui flussi materiali ed energetici, acqua o sottoprodotti generati da un’impresa diventano input per un’altra, riducendo la dipendenza da materie prime vergini. La portata della sfida è evidente nelle statistiche: nel 2023 la material footprint dell’Unione europea era di 14,1 tonnellate pro capite e il tasso di utilizzo circolare dei materiali era pari all’11,8% secondo la Agenzia europea dell’ambiente.
La simbiosi industriale non si limita al riciclo tradizionale: si punta a intercettare i flussi prima che diventino rifiuto. Tra gli scambi possibili vi sono il recupero di calore residuo per alimentare processi produttivi o edifici, il riuso di acque di processo, e l’impiego di sottoprodotti agricoli e scarti alimentari come materie prime per altre filiere. Queste dinamiche trasformano costi di smaltimento in opportunità di approvvigionamento e stimolano processi di redesign produttivo.
La vicinanza geografica facilita le operazioni perché attenua costi logistici e tecnologici, ma non è sufficiente. Occorrono dati sui flussi, competenze tecniche, accordi economici sostenibili e chiarezza normativa. In molti casi una figura di coordinamento aiuta a mappare i flussi, individuare corrispondenze domanda-offerta, accompagnare sperimentazioni tecniche e reperire finanziamenti, oltre a promuovere la fiducia tra imprese che non hanno esperienza di collaborazione.
I benefici associati alla simbiosi industriale sono di natura economica, ambientale e sociale: riduzione dei costi legati a materie prime e smaltimento, nuove entrate dalla valorizzazione dei sottoprodotti, minor esposizione alla volatilità dei mercati delle materie prime, e potenziale diminuzione del fabbisogno di materiali vergini, dei rifiuti e delle emissioni di CO2 e di altri gas serra. A livello territoriale emerge anche la possibilità di creare occupazione e attrarre competenze specializzate.
Un modello frequentemente citato è quello di Kalundborg in Danimarca, considerato un riferimento internazionale per la pratica sistemica della simbiosi. La guida pubblicata da Kalundborg Symbiosis distingue tra singoli scambi diretti tra due imprese e reti complesse in cui i sottoprodotti circolano tra più soggetti; è questa rete a moltiplicare l’impatto e a rendere la simbiosi uno strumento operativo per la transizione verso modelli produttivi più circolari.

