Il crollo di un camino delle fate all’ingresso del Museo all’aperto di Göreme riporta l’attenzione sulla vulnerabilità di uno dei paesaggi più riconoscibili della Turchia. La frana è avvenuta intorno alle 15 di giovedì 29 ottobre, ora locale, in un’area che non era destinata al passaggio di turisti e pedoni. Il bilancio è di due persone morte e una ferita. Le cause non sono ancora state accertate, ma il governatore della regione, Hüseyin Kök, ha indicato nelle piogge intense dei giorni precedenti un possibile fattore di accelerazione del cedimento.
Le formazioni della Cappadocia, note in turco come peri bacaları, sono il risultato di un equilibrio instabile tra costruzione geologica e distruzione naturale. Tra 10 e 30 milioni di anni fa, le eruzioni dei vulcani Erciyes e Hasan depositarono ceneri, pomici e altri materiali su un’ampia porzione dell’altopiano anatolico. Da quei depositi nacquero rocce di diversa resistenza, tra cui tufo, basalto e andesite. Nei millenni successivi vento e acqua hanno inciso gli strati più teneri, modellando colonne, coni e le celebri forme a fungo.
Proprio questa origine spiega il paradosso dei camini delle fate: gli stessi processi che li hanno generati continuano a consumarli. I “cappelli” più duri proteggono temporaneamente il materiale sottostante, ma l’erosione non si arresta. L’acqua penetra nelle fratture del tufo, materiale poroso, e le variazioni di temperatura possono allargare le crepe, soprattutto con le gelate notturne. L’alternanza tra siccità e precipitazioni violente, aggravata dalla crisi climatica, aumenta la pressione su strutture già fragili, pur senza cancellare la natura geologica del fenomeno.
La tutela dell’area richiede quindi scelte complesse, non sempre orientate a impedire ogni caduta. Nel 2024, nella valle di Paşabağı, dopo settimane di valutazioni fu deciso di non bloccare il distacco del cappello di un camino. Le simulazioni indicarono il punto di caduta e nel 2025 venne predisposto uno strato di pietre pomici per assorbire l’impatto. L’episodio mostra come, in un paesaggio in continua trasformazione, la gestione del rischio possa consistere anche nel controllare i processi naturali anziché arrestarli.
Il Parco nazionale di Göreme e i siti rupestri della Cappadocia sono inseriti dal 1985 nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO, che riconosce il valore eccezionale di questo territorio. Le autorità turche, attraverso la Kapadokya Alan Başkanlığı, coordinano interventi di monitoraggio, consolidamento e restauro: a settembre 2026 si sono conclusi lavori su sette camini ritenuti vulnerabili nell’area di Göreme. La protezione resta però una corsa contro l’erosione, in un luogo dove la bellezza dipende anche dalla sua inevitabile trasformazione.

