Il procuratore generale della Corte di Cassazione ha espresso un parere contrario alla richiesta di sospensione immediata delle attività dell’ex Ilva, richiamando la necessità di contemperare la protezione della salute con la prosecuzione della produzione. Birritteri ha osservato che la pericolosità dell’amianto non è in discussione, ma ha rilevato come la Corte di Appello di Milano abbia desunto un rischio senza procedere alla sua piena accertamento giuridico.
Il parere del procuratore generale, pur significativo sul piano tecnico-giuridico, non vincola la decisione dei giudici della Suprema Corte. La questione in esame riguarda l’eventuale adozione di misure cautelari che impattino sull’attività industriale: la valutazione deve tenere conto tanto dell’evidenza scientifica sui rischi per la salute quanto della necessità di motivare adeguatamente il collegamento probatorio tra pericolo e intervento immediato.
Sul piano pratico, la discussione affonda le radici in controversie che coinvolgono salute pubblica, diritti dei lavoratori e stabilità produttiva. Una sospensione improvvisa avrebbe ripercussioni sui lavoratori e sulla filiera produttiva, mentre misure insufficienti potrebbero esporre persone a rischi riconosciuti. La Corte di Cassazione è chiamata a esaminare se le condizioni giuridiche per ordinare uno stop sussistono sulla base delle prove raccolte dai precedenti gradi di giudizio.
Ora la parola passa ai giudici chiamati a deliberare il ricorso, ai quali il parere del procuratore generale fornisce elementi di riferimento tecnico-legali. L’esito della pronuncia potrà chiarire i criteri di bilanciamento tra tutela sanitaria e continuità produttiva nelle vicende giudiziarie che vertono su esposizioni a sostanze nocive, senza tuttavia modificare il principio che la pericolosità dell’amianto resta un dato consolidato ma richiede adeguata prova processuale per giustificare misure interdittive.

