Denti fossili rivelano che l’atmosfera in cui vivevano i dinosauri era molto più ricca di anidride carbonica rispetto a oggi. Uno studio condotto dalle Università di Göttingen e dalla Università di Mainz ha analizzato gli isotopi dell’ossigeno conservati nello smalto di denti fossili per ricostruire la composizione dell’aria del Mesozoico. I risultati indicano concentrazioni di CO₂ dell’ordine delle 1.200 parti per milione nel Giurassico superiore e circa 750 ppm nel tardo Cretaceo, rispetto alle circa 430 ppm attuali.
La tecnica sfrutta la firma chimica lasciata dalle molecole respirate all’interno dello smalto dentale: gli isotopi dell’ossigeno trattenuti in questi tessuti forniscono tracce durevoli delle condizioni atmosferiche. Questo approccio si aggiunge agli altri proxy paleoclimatici e offre dati diretti collegati alla fisiologia degli individui studiati, contribuendo a una ricostruzione più dettagliata del clima e degli ecosistemi dell’epoca.
I ricercatori attribuiscono i livelli elevati di CO₂ in gran parte all’intensa attività vulcanica presente nel periodo, che rilasciò grandi quantità di gas serra nell’atmosfera. Alcuni campioni mostrano inoltre bruschi incrementi della concentrazione di anidride carbonica, riconducibili a eventi eruttivi di ampia scala. Queste variazioni temporanee risultano coerenti con altre evidenze geologiche che indicano fasi di riscaldamento e cambiamenti ambientali nel corso del Mesozoico.
Oltre a fornire numeri sulle concentrazioni di CO₂, lo studio amplia gli strumenti a disposizione per comprendere l’impatto delle fluttuazioni atmosferiche sugli organismi e sugli habitat del passato. La possibilità di leggere nei denti dei fossili informazioni sull’aria respirata apre prospettive per affinare le cronologie delle variazioni climatiche e per confrontare i ritmi naturali di cambiamento con le dinamiche più rapide osservate nell’era moderna.

