Uno studio globale sul dolore analizza dati raccolti tra il 1990 e il 2025 su oltre sei milioni di partecipanti provenienti da 118 Paesi, età compresa tra 5 e oltre 100 anni. Pubblicata su Nature Medicine, la ricerca si basa su segnalazioni soggettive del malessere in undici aree corporee — dalla testa alla schiena, dall’addome agli arti — e mette a confronto la percezione del dolore tra i sessi.
I risultati evidenziano differenze marcate: le donne hanno riferito livelli più elevati di dolore in tutte le zone esaminate, con scarti particolarmente ampi per il volto (+83% rispetto agli uomini), la testa (+74%) e l’addome (+60%). Andrew Horne, esperto non coinvolto nello studio, ha definito i dati “senza precedenti” e li interpreta come una conferma della realtà del gender pain gap, ovvero la tendenza a riconoscere e trattare meno efficacemente il dolore femminile nella pratica clinica.
La distribuzione per età mostra tendenze differenziate: la probabilità di dichiarare un dolore aumenta con l’età in generale — a cinque anni circa tre bambini su dieci riferivano dolore, mentre tra i 70enni la percentuale sale al 70% — ma alcuni sintomi raggiungono il picco in età più giovane. Il mal di testa è massimo intorno ai 34 anni, il dolore addominale si attesta più alto intorno ai 23 anni; la lombalgia resta il disturbo più comune complessivamente, con quattro partecipanti su dieci che hanno segnalato mal di schiena nell’ultimo mese.
Lo studio segnala anche disuguaglianze geografiche e sociali: nei Paesi con indice di sviluppo umano più basso gli over 65 riportano più frequentemente problemi alla schiena e altri dolori corporei. In Europa si osservano differenze tra Europa orientale e Europa occidentale. A livello globale fattori come fumo, obesità e basso reddito contribuiscono complessivamente a spiegare circa il 18% della variabilità del dolore segnalato. Questi elementi forniscono un quadro che può orientare ulteriori ricerche e interventi sanitari mirati alla valutazione e al trattamento del dolore, in particolare nelle donne e nelle popolazioni più vulnerabili.

