Roberto Bolle ha riportato al centro del palcoscenico della Scala la figura luminosa di Apollo, in una serata che ha chiuso la stagione del balletto del teatro milanese con un dittico di forte identità. Il programma ha accostato due modi diversi di intendere la danza del Novecento: da un lato la linea limpida e architettonica di George Balanchine, dall’altro la tensione fisica e comunitaria di Pina Bausch. Una scelta che ha dato alla conclusione del cartellone un carattere non soltanto celebrativo, ma anche di sintesi artistica.
Nel ruolo protagonista di Apollo, Roberto Bolle ha confermato il legame con un repertorio in cui eleganza, controllo e presenza scenica diventano un unico linguaggio. Il balletto, costruito sulla musica di Igor Stravinskij, appartiene alla stagione in cui la classicità viene riletta attraverso forme essenziali e moderne. Alla danza viene chiesto di restare nitida, senza rinunciare alla densità espressiva: proprio in questo equilibrio si è concentrata l’emozione della sua interpretazione, sostenuta da una scrittura coreografica che non concede effetti superflui.
La seconda parte della serata ha cambiato radicalmente atmosfera con Le sacre du printemps di Pina Bausch, lavoro che conserva intatta la sua forza scenica. Il palco ricoperto di terra ha trasformato lo spazio della Scala in un territorio primordiale, dove il gesto individuale si misura con il gruppo e con una tensione crescente. In questa versione, la materia non è un semplice elemento visivo: condiziona i corpi, sporca il movimento, rende concreta la fatica e amplifica il senso rituale dell’opera.
Il dittico ha così messo in relazione due visioni lontane ma complementari. Apollo guarda alla forma, alla proporzione e alla costruzione del mito; Le sacre du printemps affonda invece in una dimensione più terrena, collettiva e drammatica. Per il Teatro alla Scala, la chiusura della stagione di balletto ha assunto il valore di un confronto tra eredità e modernità, mostrando come il repertorio possa continuare a parlare al pubblico attraverso interpreti, corpi e linguaggi diversi.

