La Groenlandia alza un nuovo argine politico contro lo sfruttamento delle proprie risorse naturali. Il Parlamento dell’isola, l’Inatsisartut, ha approvato all’unanimità una risoluzione che chiede al governo, il Naalakkersuisut, di preparare una legge per sospendere temporaneamente il rilascio di autorizzazioni alle attività minerarie sui fondali marini. La prospettiva indicata dal testo è uno stop fino al 2029, con la possibilità di prorogarlo di altri due anni.
La decisione interviene in un passaggio delicato per la Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca e area sempre più osservata per il suo patrimonio di materie prime. Il voto è arrivato dopo nuove dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump sull’avvio di attività di esplorazione di petrolio, gas e minerali nell’isola. Il contesto politico locale resta però segnato da una linea prudente: già nel 2021 il Parlamento groenlandese aveva approvato una moratoria sulle nuove concessioni per l’estrazione di petrolio e gas, motivata dall’impatto ambientale di queste attività.
La risoluzione sui fondali non è vincolante, ma impegna l’esecutivo a muoversi verso una norma specifica. In aula erano presenti 17 dei 31 membri del Parlamento e il testo ha ottenuto un sostegno unanime. La proposta era stata presentata da Pipaluk Lynge, esponente di Inuit Ataqatigiit, con l’obiettivo di evitare che le aree sottomarine groenlandesi diventino oggetto di nuove pressioni estrattive. Il governo ha aperto alla presentazione della legge e ha previsto una consultazione pubblica per raccogliere osservazioni dalla popolazione.
L’interesse per l’estrazione mineraria in acque profonde riguarda metalli come nichel, rame, cobalto e manganese, impiegati nelle filiere della transizione energetica e dell’elettronica. Negli Stati Uniti, un ordine esecutivo firmato da Donald Trump nell’aprile 2025 ha autorizzato l’estrazione dai fondali statunitensi e internazionali senza l’approvazione dell’Autorità internazionale dei fondali marini. Questa dinamica ha rafforzato il peso geopolitico dei fondali, ma anche le preoccupazioni ambientali legate a un settore ancora molto controverso.
Per la Groenlandia il tema ha anche una rilevanza economica diretta. La pesca rappresenta una quota essenziale delle esportazioni, pari al 90 per cento nei dati di Statistics Greenland. Rumori, vibrazioni, rilascio di sostanze e limitazioni operative potrebbero incidere sugli habitat marini e sulle attività di pesca. La scelta groenlandese si inserisce in una tendenza più ampia: diversi Paesi, tra cui Francia, Palau e Norvegia, hanno introdotto divieti o sospensioni contro l’estrazione mineraria dai fondali, mentre altri governi chiedono regole più restrittive a tutela dell’ambiente marino.

