L’Italia resta un’economia resiliente, ma intrappolata in una traiettoria di crescita modesta e vulnerabile agli shock esterni. È il quadro che emerge dallo Studio economico dell’Ocse, che richiama con forza la necessità di non interrompere il percorso riformatore avviato con il Pnrr, con una esortazione diretta già nel titolo “L’Italia deve mantenere lo slancio riformatore per stimolare la crescita e ridurre il debito pubblico”. Il messaggio che arriva dall’organizzazione con sede a Parigi è chiaro: “Proseguire con le riforme nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è essenziale per rafforzare le prospettive di crescita dell’Italia”.
Un report che arriva all’indomani delle indicazioni che sono arrivate dell’Eurostat sui conti pubblici dell’Italia, in particolare sul deficit-PIL. Il dato resta ancora sopra il 3%, quindi l’Italia non esce dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Nel dettaglio, secondo i dati diffusi ieri dall’ufficio di statistica europeo, l’Italia ha chiuso il 2025 con un rapporto deficit-Pil al 3,1% e un debito-Pil in salita dal 134,7% del 2024 al 137,1%.
Crescita moderata, ma fragile
Dopo un PIL in aumento al ritmo dello 0,5% nel 2025, l’Organizzazione prevede un rallentamento allo 0,4% nel 2026, prima di un recupero allo 0,6% nel 2027. Una dinamica che riflette pressioni esogene — in primis i rincari energetici legati alle tensioni geopolitiche — e un contesto interno ancora segnato da rigidità strutturali.
La fotografia è quella di un’economia che ha retto agli shock recenti, ma che fatica a innestare un ciclo espansivo robusto. L’incertezza resta elevata, mentre i fondamentali di lungo periodo continuano a mostrare criticità: produttività stagnante, demografia sfavorevole e debito pubblico elevato.
“Proseguire con le riforme nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è essenziale per rafforzare le prospettive di crescita dell’Italia”, ha affermato Stefano Scarpetta, capo economista dell’Ocse, in occasione della presentazione dello Studio economico a Roma, accanto al Direttore Generale del Tesoro, Riccardo Barbieri.
Debito e finanza pubblica: un delicato equilibrio
Sul fronte della finanza pubblica, l’Ocse indica ancora una volta una traiettoria da seguire: “L’Italia può instradare il debito pubblico su un percorso di riduzione più prudente portando avanti il risanamento di bilancio previsto nei prossimi anno”.
Il nodo centrale resta la qualità della spesa. L’Organizzazione suggerisce un mix di interventi: maggiore efficienza della spesa pubblica, contenimento dei costi pensionistici e rafforzamento della partecipazione al mercato del lavoro. In parallelo, un sistema fiscale più favorevole alla crescita e un miglioramento dell’adempimento tributario potrebbero aumentare il gettito senza comprimere l’attività economica.
Produttività e imprese: il gap dimensionale. C’è anche il paradosso dei Neet
Un altro elemento strutturale riguarda il tessuto produttivo. Accanto a grandi imprese italiane, persiste una frammentazione che penalizza l’efficienza complessiva. Molte PMI restano sottodimensionate, con difficoltà nell’adozione tecnologica e negli investimenti in innovazione. Nel report dell’Ocse si sottolinea che un contesto regolatorio più snello, incentivi alla ricerca e sviluppo e una diffusione di migliori pratiche manageriali rappresentano leve decisive per colmare il gap di produttività.
C’è poi un’altra importante questione ed è quella nel mercato del lavoro che evidenzia un paradosso strutturale: da un lato la contrazione della forza lavoro, dall’altro un’elevata quota di giovani inattivi (Neet). Il 16% dei giovani non studia né lavora, un dato che segnala inefficienze profonde nei meccanismi di transizione scuola-lavoro. “Sono necessari ulteriori sforzi per migliorare le prospettive dei giovani”, ha rimarcato Scarpetta, evidenziando la necessità di rafforzare formazione professionale e politiche attive.
Energia: il fattore competitivo
Infine, c’è il tema energetico da considerare. I costi elevati rappresentano un freno per imprese e famiglie, legato alla dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. La ricetta dell’Ocse è chiara: accelerare sulle rinnovabili e sulle infrastrutture di rete. Secondo l’Ocse, ridurre gli ostacoli amministrativi e favorire la transizione energetica non è solo una scelta ambientale, ma una leva strategica per abbassare i costi e rafforzare la sicurezza energetica.
Fonte:
www.finanzaonline.com



