Comparirà venerdì davanti al gip il ventunenne fermato con l’accusa di tentato omicidio per i colpi esplosi con una pistola da softair contro due persone con al collo il fazzoletto dell’Anpi che si trovavano nei pressi del parco Schuster al termine del corteo del 25 aprile, a Roma. E’ fissata per domani mattina nel carcere di Regina Coeli l’udienza di convalida per Eitan Bondì, appartenente alla comunità ebraica di Roma.
Sotto la lente finisce ora il suo passato per stabilire se sia mai stato coinvolto in episodi violenti in occasione di blitz o durante manifestazioni di piazza. Sono diversi, infatti, gli episodi che si sono verificati negli ultimi anni nella Capitale: dalle tensioni in un liceo a Monteverde tra studenti pro Pal ed esponenti della comunità ebraica, ad azioni nelle università fino all’aggressione di un militante di Rifondazione in Prati che aveva chiesto di non strappare manifesti pro Pal.
Eitan, incensurato, era già noto negli ambienti della Digos. Da stabilire, dunque, se quello di sabato scorso sia stato un gesto isolato o se, al contrario, ci potesse essere il rischio di un ‘salto di qualità’ nell’ambito di un percorso di radicalizzazione. Si verificherà anche se abbia mai avuto legami con eventuali frange più estremiste.
Quando i poliziotti della Digos e del commissariato Colombo hanno bussato l’altra notte alla porta della sua abitazione nel quartiere Marconi, nel quadrante sud di Roma, ha ammesso le sue responsabilità. “Sì, sono stato io”, avrebbe confessato senza però fornire dettagli sul movente. Il ragazzo è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria con l’accusa di tentato omicidio, porto e detenzione di armi illegale. In casa gli investigatori hanno trovato coltelli, pistole e munizioni, oltre a vessilli d’Israele e altro materiale.
Il porto d’armi per tiro a volo che aveva il ventunenne è stato immediatamente ritirato in via cautelativa. Chi ha avuto modo di incontrarlo in carcere lo descrive visibilmente provato e “pentito”. Avrebbe ripetuto che non voleva uccidere e che dietro quegli spari non c’era un movente preciso.
Intanto ieri mattina si è riunito in prefettura il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Un incontro pianificato da tempo in cui, inevitabilmente, è finito sul tavolo anche l’episodio del 25 aprile e i suoi risvolti. Proprio il prefetto Lamberto Giannini, in un’intervista oggi al Corriere della Sera, sosteneva che “non c’è dubbio” ci sia un brutto clima. “Lo sforzo di tutti dev’essere quello di contribuire a un calo della tensione su ogni fronte” ha aggiunto Giannini che vorrebbe invitare in prefettura l’Anpi e la Comunità ebraica romana per “scambiarsi opinioni, trovare punti d’incontro e ripartire insieme”.
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