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Ali Lmrabet libero: il segno di un Marocco che si evolve? Editoriale di Isaac Hammouch

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Il caso di Ali Lmrabet merita di essere osservato con attenzione. Non perché chiuda definitivamente il dibattito sulla libertà di espressione in Marocco, ma perché potrebbe segnare una svolta.

Da molti anni, le vicende che coinvolgono giornalisti o oppositori critici nei confronti del potere alimentano spesso le preoccupazioni dei difensori dei diritti umani. L’opinione pubblica si è abituata a vedere procedimenti rapidi, azioni giudiziarie e talvolta condanne che alimentavano le critiche rivolte al Regno in materia di libertà di espressione.

In questo contesto, la decisione di rimettere in libertà Ali Lmrabet dopo la sua audizione costituisce, a mio avviso, un fatto politico importante. Tutti conoscono le sue posizioni. Da decenni è uno dei giornalisti marocchini più critici nei confronti delle istituzioni del Paese, inclusa la monarchia. Molti si sarebbero potuti aspettare un esito diverso.

Un elemento merita inoltre di essere sottolineato. Al termine della sua audizione, Ali Lmrabet ha dichiarato alla stampa che gli investigatori gli avrebbero indicato che il suo posto non era davanti ai tribunali penali per questo tipo di reato, ma che le questioni legate alla sua attività giornalistica rientravano innanzitutto tra le competenze degli organismi specifici per la stampa. Se queste parole riflettono fedelmente lo svolgimento dell’audizione, esse mostrano un approccio sensibilmente diverso rispetto a quello spesso rimproverato alle autorità marocchine in passato.

Invece di una traduzione immediata davanti ai tribunali penali ordinari, questo orientamento lascerebbe intendere che d’ora in poi si farà una distinzione più netta tra l’espressione giornalistica e i reati penali. Questa evoluzione, se confermata in altri casi, costituirebbe un progresso significativo per lo Stato di diritto e per la tutela della libertà di stampa.

Un contesto di trasformazione e apertura

Il Marocco è oggi impegnato in una profonda trasformazione economica, diplomatica e istituzionale. All’approssimarsi di importanti scadenze internazionali e mentre il Regno rafforza la sua influenza sulla scena mondiale, diventa essenziale che questa dinamica sia accompagnata da un’evoluzione delle pratiche in materia di libertà pubbliche.

Questa evoluzione potrebbe avere una portata che va ben oltre il solo caso di Ali Lmrabet. Il Marocco conta oggi più di sei milioni di connazionali residenti all’estero. Profondamente legati al loro Paese, essi contribuiscono ogni anno in modo decisivo al suo sviluppo economico, in particolare attraverso i loro investimenti e trasferimenti finanziari che raggiungono livelli record.

Tuttavia, alcuni marocchini stabilitisi all’estero esitano ancora a rientrare in patria, per timore di procedimenti giudiziari o di vecchi contenziosi. Quali che siano le singole situazioni, questa percezione esiste e merita di essere presa in considerazione. Se il Marocco confermerà un approccio maggiormente basato sul dialogo, sul diritto e sul rispetto della libertà di espressione, invierà un messaggio forte a tutta la sua diaspora: quello di un Regno che unisce anziché dividere.

È forse giunto il momento di avviare una riflessione su misure di riconciliazione nazionale che consentano di voltare alcune pagine del passato, nel rispetto della legge e delle istituzioni. Un simile percorso permetterebbe a un numero maggiore di marocchini nel mondo di riallacciare serenamente i rapporti con il proprio Paese d’origine e di partecipare pienamente al suo sviluppo.

Accettare la critica per progredire

La credibilità di uno Stato non si misura solo dalle sue infrastrutture, dalla sua crescita o dai suoi successi diplomatici. Si misura anche dalla sua capacità di accettare le critiche, di ascoltare le voci discordanti e di rispondere con il diritto anziché con la repressione.

Il caso di Ali Lmrabet può quindi essere interpretato come un segnale positivo. Se questa decisione non sarà un semplice episodio isolato, ma l’inizio di una pratica duratura, aprirà una nuova pagina nelle relazioni tra lo Stato, i giornalisti, gli intellettuali, gli oppositori e i milioni di marocchini residenti all’estero.

Sarebbe un’ottima notizia per il Regno. Perché un Marocco sicuro di sé non ha paura della libera parola. Al contrario, la accoglie, si confronta con essa e se ne nutre per continuare a progredire.

Naturalmente resta ancora molta strada da fare. Le organizzazioni internazionali continueranno a osservare la situazione con vigilanza, ed è normale che sia così. Bisogna però anche saper riconoscere i segnali di cambiamento quando si manifestano.

Speriamo che la ritrovata libertà di Ali Lmrabet non sia un’eccezione, ma il primo tassello di una nuova cultura politica in cui la fiducia nelle istituzioni andrà di pari passo con il rispetto della libertà di espressione, il dialogo e la riconciliazione con tutti i marocchini, compresi quelli residenti all’estero. Questo sarebbe vantaggioso per tutti: per l’immagine del Marocco, per la sua coesione nazionale, per la sua democrazia, per i giornalisti e per lo sviluppo del Regno.

Isaac Hammouch
Isaac Hammouchhttps://www.isaachammouch.com/
Isaac Hammouch è un giornalista, scrittore e saggista specializzato in relazioni internazionali e geopolitica contemporanea. Pubblica su diverse testate giornalistiche belghe, europee e internazionali. Sito ufficiale di Isaac Hammouch: www.isaachammouch.com

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