Il leader Giuseppe Conte ha annunciato che la posizione del suo movimento sul conflitto in Ucraina verrà definita mediante le primarie. Nelle sue parole ha chiarito: “Non voteremo gli aiuti militari, necessario definire punti non negoziabili con alleati“. La dichiarazione segna una scelta di metodo, indicando che la decisione politica sarà demandata alla partecipazione degli iscritti e degli elettori coinvolti nella fase congressuale.
La scelta di affidare a una consultazione interna una questione di politica estera mette in evidenza il confronto in atto tra sensibilità diverse all’interno del movimento. Da un lato c’è la volontà di coinvolgere la base nelle scelte strategiche; dall’altro si delinea la necessità di chiarire i limiti della cooperazione con i partner internazionali. Il riferimento ai “punti non negoziabili” appare volto a fissare confini netti rispetto a eventuali richieste di sostegno militare diretto.
Una definizione prudente della linea politica ha riflessi concreti: incide sul profilo dell’organizzazione nei rapporti con gli altri partiti e con i governi europei, e può influire sul comportamento parlamentare in votazioni future. Per i partner esterni, la domanda sarà capire come verranno tradotti in pratica i risultati delle primarie e quali saranno gli strumenti scelti per sostenere la diplomazia o eventuali azioni non militari nei confronti della Ucraina.
Ora resta da comprendere tempi e modalità della consultazione interna: quando si apriranno le iscrizioni, quali saranno i quesiti posti agli elettori e come verranno resi pubblici i criteri che definiscono i “punti non negoziabili”. La decisione di Conte sposta il confronto sul terreno della partecipazione interna e pone al centro della discussione la compatibilità tra scelte di politica estera e mandato ricevuto dalla base.

