HomeAmbienteFumi dei mega-incendi: 100mila morti l'anno, l'allarme delle agenzie

Fumi dei mega-incendi: 100mila morti l’anno, l’allarme delle agenzie

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Fumi dei mega-incendi e l’aumento della loro frequenza legato ai cambiamenti climatici stanno producendo conseguenze sanitarie rilevanti. Un bollettino dell’Organizzazione meteorologica mondiale e del Global Atmosphere Watch stima in media circa 100.000 morti supplementari all’anno attribuibili ai fumi nel periodo 2010-2018.

I fumi contengono un mix di gas e particelle nocive — dal monossido di carbonio agli ossidi di azoto, dall’PM2,5 a composti organici e metalli pesanti — che possono provocare danni respiratori e cardiovascolari e, nelle particelle più fini, raggiungere il sangue. Nel bollettino si sottolinea anche la presenza possibile di idrocarburi policiclici aromatici, diossine e residui di pesticidi che aumentano la tossicità complessiva del fumo; i gruppi più esposti includono anziani, neonati e persone con patologie respiratorie o cardiache. Il rapporto segnala inoltre che i modelli convenzionali basati solo sulle concentrazioni totali di PM2,5 possono sottostimare la mortalità attribuibile agli incendi fino al 93%.

L’impatto geografico non è uniforme: l’analisi evidenzia incrementi di mortalità particolarmente marcati in aree come l’Africa subsahariana e l’Europa dell’Est, con aumenti rispettivamente del 28% e del 24% nel periodo considerato. Sul fronte europeo, l’Organizzazione mondiale della sanità segnala che nei primi otto mesi dell’anno in corso sono stati bruciati oltre 600.000 ettari nell’Unione europea, cifra superiore alla media degli ultimi vent’anni.

Le prospettive future aumentano la preoccupazione: uno studio del Potsdam Institute for Climate Impact Research indica che, nello scenario di un riscaldamento consistente, la superficie annuale interessata dagli incendi in Europa potrebbe quasi triplicare entro il 2100, coinvolgendo non solo l’area mediterranea ma anche paesi come Germania, Belgio, Regno Unito, Irlanda e Svezia. Il bollettino mette in relazione questo trend con un aumento dell’ozono troposferico e di ulteriori rischi per la salute, l’agricoltura e gli ecosistemi.

La Redazione
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