Leonardo Maria Del Vecchio rilancia sul dossier Delfin con una proposta sostenuta da un impianto finanziario da 22 miliardi di euro predisposto da Citi. L’obiettivo resta l’acquisto delle quote della holding di famiglia, ma il nuovo tentativo non ha modificato la posizione di una parte dei soci: quattro azionisti hanno respinto l’offerta, confermando una linea di chiusura già emersa in precedenza.
Il passaggio è rilevante perché Delfin non è una società qualunque nel panorama finanziario italiano ed europeo. La holding riconducibile all’eredità di Leonardo Del Vecchio è un perno patrimoniale che concentra partecipazioni strategiche e rappresenta uno dei punti più sensibili negli equilibri tra famiglia, governance e mercato. Ogni movimento sulle sue quote, quindi, non riguarda soltanto un riassetto interno, ma può incidere sulla percezione di stabilità attorno a un veicolo di investimento di primo piano.
Il nuovo schema attribuisce centralità al ruolo di Citi, chiamata a sostenere finanziariamente l’operazione con una disponibilità indicata in 22 miliardi. La cifra segnala la dimensione dell’iniziativa e la volontà di costruire un’offerta capace di superare le resistenze già emerse. Tuttavia, il rifiuto dei quattro soci conferma che il nodo non è soltanto economico: in operazioni di questo tipo pesano anche la visione sulla futura gestione della holding, il controllo degli asset e la coerenza con gli equilibri familiari.
I quattro soci contrari sono gli stessi che avevano già detto no alla proposta del ceco Strnad. La continuità della loro posizione restringe gli spazi per una soluzione rapida e mantiene aperta una partita delicata. Il nuovo rilancio di Leonardo Maria Del Vecchio mostra una determinazione crescente nel cercare una ricomposizione delle quote, ma il fronte del dissenso resta compatto almeno nei termini finora emersi.
Per il mercato, la vicenda è osservata come un test sulla capacità della famiglia Del Vecchio di definire un assetto stabile attorno a Delfin. La presenza di un finanziatore internazionale come Citi rafforza il profilo tecnico dell’operazione, ma non risolve automaticamente il tema del consenso tra i soci. In assenza di adesioni da parte degli azionisti contrari, il dossier resta sospeso tra disponibilità finanziaria, rapporti interni e futuro controllo della holding.

