Rimane alta la volatilità sui titoli di Stato italiani. In generale i bond rimangono sotto pressione in questa fase delicata, segnata da tensioni geopolitiche e possibili ripercussioni di medio termine dell’impennata dei costi energetici. Per chi guarda ai Btp è necessario destreggiarsi tra nervosismo legato all’appetito per il rischio e fondamentali dell’Italia, che proprio nelle prossime settimane potrebbe avere maggiore chiarezza sull’uscita o meno dalla procedura d’infrazione già quest’anno.
Btp sotto fuoco delle vendite
Nelle ultime settimane i Btp hanno risentito del conflitto in Iran con rendimenti saliti più rispetto a quelli dei bond governativi degli altri principali paesi europei. Il risultato è una impennata dello spread, che staziona in area 90 punti base (toccati picchi sopra quota 100) rispetto ai minimi di febbraio in area 60, a cui si accompagna anche l’aumento potenziale del costo del debito se tale rialzo dei rendimenti si protrarrà.Eppure, nonostante questo peggioramento del contesto, la reazione del debito italiano è stata tutto sommato contenuta. È questo uno degli elementi chiave evidenziati dagli esperti di UniCredit: «I BTP hanno mostrato resilienza al peggioramento dell’appetito per il rischio», segnalando una tenuta migliore rispetto a quanto si potrebbe attendere in uno scenario di forte incertezza.Un aspetto ancora più evidente se si guarda alla volatilità dei mercati. L’indice EU-MOVE, che misura l’incertezza sui tassi di interesse in area euro, è più che raddoppiato da inizio marzo, superando persino i livelli toccati nella fase più acuta delle tensioni sui dazi nel 2025. Nonostante questo, lo spread italiano resta ben lontano dai picchi di circa 130 punti base registrati lo scorso anno.Secondo UniCredit, la spiegazione va ricercata nei progressi compiuti dall’Italia sul fronte della credibilità finanziaria. «Nell’ultimo anno il Paese ha beneficiato di miglioramenti del merito di credito, con upgrade da parte delle agenzie di rating e outlook più favorevoli», fattori che «hanno favorito il ritorno degli investitori esteri e posto le basi per una compressione strutturale degli spread», argomenta Luca Cazzulani, head of Strategy e FI Strategist di UniCredit. Il mercato, quindi, guarda all’Italia con maggiore fiducia rispetto al passato.
I quattro punti interrogativi futuri
Guardando avanti, però, il quadro resta legato a una serie di variabili chiave. «Le prospettive economiche e politiche dell’Italia risultano più determinanti rispetto alle fluttuazioni dell’appetito per il rischio», sottolinea lo strategist di Unicredit che indica quattro principali fattori da monitorare. Innanzitutto, le mosse della Bce: eventuali nuovi rialzi dei tassi rappresenterebbero un elemento critico per un Paese con un debito pubblico elevato e una spesa per interessi già significativa.A questo si aggiunge il rischio di una crescita più debole, soprattutto alla luce dello shock energetico in corso, che colpisce in modo particolare l’economia italiana. Non meno importante è il tema dei conti pubblici: prezzi dell’energia ancora elevati potrebbero spingere il governo a varare nuove misure di sostegno, con possibili pressioni sul deficit. Infine, resta sullo sfondo anche l’incertezza politica interna, che potrebbe influire sulla percezione degli investitori circa la continuità delle politiche economiche.
Spread, due possibili scenari
Nonostante questi rischi, lo scenario base delineato da UniCredit resta costruttivo. In assenza di un’escalation del conflitto e con un graduale rientro delle tensioni energetiche, la previsione è di uno spread Btp-Bund intorno a 80 punti base, livello che renderebbe i Btp agli attuali livelli un’opportunità di acquisto. Di contro, in caso di peggioramento del contesto internazionale, con ulteriore escalation di tensioni, lo spread potrebbe spingersi oltre quota 100 punti base, soprattutto se accompagnata da pressioni su crescita e politica monetaria restrittiva.A fare da argine a eventuali tensioni più marcate restano comunque alcuni fattori quali il Transmission Protection Instrument della Bce, pensato proprio per contenere frammentazioni finanziarie nell’area euro, e anche il cambio di approccio della Germania alla politica fiscale che contribuisce a rendere i mercati più tolleranti verso livelli di debito elevati.
Fonte:
www.finanzaonline.com



