HomeAffariGiuseppina Di Foggia: come nasce il caso tra Terna ed Eni

Giuseppina Di Foggia: come nasce il caso tra Terna ed Eni

Articoli correlati

Il lato salato del vino dolce

Il vino dolce è il secondo regalo più diffuso...

Musei, quando l’architettura supera l’arte

C’è stato un tempo in cui l’unico modo possibile...

Doppia nomina in Accenture

Accenture, società globale di consulenza e servizi professionali, rafforza...

Mondiali 2026, finale con biglietti fino a 2,3 milioni di dollari

I Mondiali di calcio del 2026, ospitati tra Stati...

Meta taglia il 10% dei dipendenti: 8.000 posti in meno

Nuova ondata di tagli nella Silicon Valley, dove la...
Pubblicitàspot_imgspot_img

Giuseppina Di Foggia è finita al centro dell’attenzione per una vicenda che intreccia tempi delle assemblee, regole societarie e una buonuscita milionaria. Tutto nasce dalla sua designazione alla presidenza di Eni, mentre è ancora amministratrice delegata di Terna.

Il passaggio, apparentemente lineare, si è subito complicato per una questione di calendario: l’assemblea di Eni è fissata al 6 maggio, quella di Terna al 12 maggio. Per assumere il nuovo incarico, Di Foggia deve quindi dimettersi prima della scadenza naturale del mandato.

Il nodo della buonuscita da 7,3 milioni

È qui che emerge il problema principale. Il contratto della manager prevede una buonuscita da 7,3 milioni di euro, ma solo a determinate condizioni. Le regole rendono incompatibili le due strade. Lo statuto di Terna impedisce di sedere contemporaneamente nei Cda di società energetiche, mentre le norme sul cosiddetto pantouflage limitano il riconoscimento di indennità quando si passa tra società riconducibili allo stesso azionista pubblico. In sostanza, dimettersi per andare in Eni significa rinunciare alla liquidazione.

Per giorni la situazione è rimasta bloccata su questo bivio: lasciare Terna subito per il nuovo incarico oppure restare fino a fine mandato e incassare la buonuscita. La svolta sarebbe arrivata quando Di Foggia ha aperto alla rinuncia della buonuscita per poter accedere alla presidenza di Eni.

Secondo quanto ricostruito oggi dal quotidiano La Stampa, la rinuncia non sarebbe totale. La manager lascerebbe la parte principale della severance, circa 2 milioni, ma manterrebbe altre componenti economiche, tra cui incentivi di lungo periodo e compensi differiti, per un valore stimato tra 4 e 4,5 milioni.

Con questa soluzione, il percorso verso Eni appare avviato. La nomina resta legata all’assemblea del 6 maggio, a cui Di Foggia potrà arrivare solo dopo aver lasciato Terna.

Resta sempre aggiornato con il nuovo canale Whatsapp di Business People

© Riproduzione riservata


Fonte:

www.businesspeople.it

Ultimi Articoli

Pubblicitàspot_img