Secondo uno studio di alcune università italiane, l’accessibilità economica di una dieta sana in Italia non è omogenea nel tempo e nello spazio. Il costo può superare anche i 200 euro mensili.
Il costo mensile di una dieta sana in Italia è stato indagato in uno studio da ricercatori di diverse università italiane.
Secondo i risultati, l’accessibilità economica di una dieta sana non è uniforme nello spazio e nel tempo, aumenta nei mesi caldi e presenta differenze tra nord e sud.
I dati mostrano l’importanza di avere strumenti di monitoraggio e politiche attente alle fasce più vulnerabili.
Si parla spesso dell’importanza di seguire una dieta sana e sostenibile, ma non ci si interroga altrettante volte su quanto possa costare mangiare bene e, soprattutto, se un’alimentazione sana sia accessibile per tutti. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica “Quality & Quantity” firmato da Stefano Marchetti dell’Università di Pisa insieme a Ilaria Benedetti (Università della Tuscia), Haoran Yang (Università di Pisa) e Mathias Silva Vazquez (Università di Roma Tor Vergata), il costo di una dieta sana in Italia non è uniforme nello spazio e nel tempo: nel complesso, il livello di spesa cresce con l’età e il fabbisogno calorico, aumenta in primavera ed estate (con l’eccezione dei bambini piccoli) e presenta differenze significative tra nord e sud con un aumento nel tempo dei prezzi medi dei prodotti.
Lo studio che indaga il costo di una dieta sana in Italia
La ricerca ha valutato il costo di panieri alimentari sani e sostenibili, di fatto improntati sulla dieta mediterranea, differenziati in base a cinque gruppi: uomini adulti, donne adulte, adolescenti, bambini piccoli e anziani. I piani alimentari sono stati differenziati per sesso e fascia d’età per garantire che venissero soddisfatte le specifiche esigenze nutrizionali delle diverse popolazioni. Il modello dietetico settimanale ha stabilito le frequenze di consumo per i diversi gruppi alimentari al fine di massimizzare i benefici per la salute e minimizzare il rischio di malattie. Gli alimenti associati a un ridotto rischio di malattie, come cereali integrali, carboidrati a basso indice glicemico, frutta, verdura, olio d’oliva extravergine, frutta secca, yogurt, legumi e pesce, sono stati inclusi con maggiore frequenza. Al contrario, gli alimenti ad alto rischio, come carni lavorate e carboidrati raffinati e ad alto indice glicemico, sono stati limitati a un consumo occasionale.
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Le differenze tra generi e fasce d’età
L’analisi ha coperto il periodo da agosto 2021 a marzo 2024 e si è basata su 326.721 rilevazioni di prezzo relative a 167 prodotti alimentari in 107 province italiane, raccolte attraverso l’Osservatorio prezzi e tariffe del Ministero delle imprese e del made in Italy.I dati a disposizione hanno permesso di stimare un costo minimo, medio e massimo per ogni paniere. Il paniere degli uomini adulti è risultato il più oneroso collocandosi stabilmente sopra i 200 euro nei mesi primaverili-estivi, partendo da valori più bassi nel 2021; nei mesi autunno-invernali arriva a circa 150–160 euro verso la fine del periodo considerato. L’aumento complessivo nel triennio è nell’ordine del 20 per cento. Per le donne adulte, il costo medio mensile passa da circa 175 euro a circa 208 euro nei mesi caldi e da circa 130 euro a circa 156 euro nei mesi freddi. L’incremento complessivo del triennio è vicino al 19–20 per cento.

Per gli anziani, il paniere si colloca in una fascia intermedia, con valori che crescono progressivamente nel periodo fino a circa 160–170 euro nei mesi caldi e circa 120 euro nei mesi freddi. Anche per loro l’aumento complessivo è intorno al 20 per cento. Per gli adolescenti, il costo medio passa da circa 109 euro a circa 131 euro nei mesi primaverili-estivi e da circa 65 euro a circa 78 euro nei mesi autunno-invernali. L’incremento nel periodo è poco superiore al 20 per cento. Per i bambini piccoli, il paniere passa da circa 49 a circa 62 euro nei mesi caldi e da circa 65 euro a circa 79 euro nei mesi freddi. L’aumento complessivo è compreso tra il 20 per cento e il 25 per cento. Rimane l’unica fascia con costo più elevato in inverno rispetto all’estate.

Le differenze geografiche
Anche sul piano geografico, lo studio evidenzia differenze strutturali. I prezzi medi e massimi dei panieri sono più alti nelle province del nord, mentre i prezzi minimi – cioè il costo più basso teoricamente necessario per seguire la dieta – risultano spesso più elevati al sud. “Una possibile spiegazione – osserva Stefano Marchetti dell’Università di Pisa – potrebbe essere la minore presenza della grande distribuzione organizzata in alcune aree del sud, dove la concorrenza e le economie di scala sono meno intense e questo può incidere sui prezzi più bassi disponibili”.

Lo studio è stato realizzata nell’ambito del progetto PRIN 2022 “FOOD MeaSure – Poverty, Vulnerable Individuals and Sustainable Diets – New perspectives on Official Statistical data” che analizza il rapporto tra povertà, vulnerabilità sociale e accesso a diete sane e sostenibili attraverso l’utilizzo innovativo dei dati statistici ufficiali. I risultati evidenziano l’importanza di strumenti di monitoraggio e di politiche attente alle fasce più vulnerabili. La ricerca futura dovrebbe esplorare le risposte comportamentali all’aumento dei costi alimentari e valutare l’efficacia degli interventi volti a mitigare le conseguenze nutrizionali ed economiche dell’inflazione per le popolazioni a rischio.
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Fonte:
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