Era l’apertura della stagione estiva e la scorsa notte la pista del Divine club di Bisceglie era piena di persone che ballavano quando alcuni colpi di pistola, almeno quattro, sono stati esplosi per uccidere il barese Filippo Scavo, seminando il panico nella discoteca. Alle 4:40 del mattino la vittima, che avrebbe compiuto 43 anni a luglio, è morta nell’ospedale della città a nord di Bari dov’è stato trasportato dal 118. Aveva una ferita alla base del collo e per lui non c’è stato nulla da fare. Con sé non aveva né armi né droga, ma solo poche centinaia di euro.
Spari in una discoteca nel nord Barese, muore un 43enne
Non è la prima volta che nei club della zona accadono episodi simili a causa dell’atteggiamento violento dei gruppi criminali a cui piace affrontarsi nelle discoteche con le armi. Scavo, con diversi precedenti penali, era ritenuto un esponente del clan mafioso Strisciuglio di Bari. Era tornato in libertà da circa un anno dopo che nel 2015 era stato arrestato con altri 26 esponenti del clan accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni, possesso di armi, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e tentato omicidio. Per questo aveva scontato una condanna a sette anni diventata definitiva nel 2021. Il suo nome compare in numerosi atti giudiziari della Dda di Bari relativi agli scontri tra i clan all’interno dei locali. A lui si riferimento anche in alcune informative confluite nell’inchiesta sull’omicidio di Antonella Lopez, la 19enne uccisa per errore in un conflitto a fuoco tra giovani rampolli di gruppi mafiosi, il 22 settembre del 2024, all’interno della discoteca Bahia di Molfetta. Negli stessi atti Scavo viene citato per un episodio in una enoteca di Bari, a marzo del 2024, in cui aveva affrontato un esponente del clan rivale Capriati. Ore dopo quel diverbio, nel quartiere Carbonara di Bari, dove Scavo viveva, ci fu una sparatoria e circa un mese dopo fu ucciso Raffaele Capriati detto Lello, storico esponente del clan Capriati.
Il Divine Club (ex Divinae Follie)
Le indagini della Dda di Bari in cui venivano riportati questi episodi riguardavano circostanze in cui, precisano gli inquirenti, erano “protagonisti alcuni giovani esponenti delle più blasonate organizzazioni criminali baresi e, più in particolare delle famiglie Capriati, Palermiti, Parisi e Strisciuglio”. Il filo conduttore “su cui si è soffermata l’attenzione investigativa – si evidenzia negli atti – è quello degli alterchi nei luoghi di aggregazione dei giovani, specie nelle discoteche” perché al loro interno si fronteggiavano “diverse fazioni riconducibili alle associazioni di tipo mafioso del territorio”. Non è escluso che anche questa volta sia stata una contesa tra clan il motivo dell’omicidio. Sulla morte di Scavo indaga la Dda, per omicidio con l’aggravante mafiosa. Dipendenti del club, clienti e addetti alla sicurezza sono stati ascoltati dai carabinieri che hanno posto sotto sequestro il locale. Come abbia fatto l’assassino a entrare armato in discoteca, considerando che i controlli sono aumentati nel corso degli anni, non è ancora chiaro. In base a quanto appreso dall’ANSA, le postazioni fisse dei metal detector non erano attive e sono stati utilizzati due dispositivi portatili. Sul tema sicurezza, però, interviene Maurizio Pasca, presidente nazionale del sindacato italiano locali da ballo Silb-Fipe: “Noi siamo inermi di fronte a questo fenomeno. In discoteca – afferma – si va per divertisi e non per morire: chiediamo per l’ennesima volta la presenza delle forze dell’ordine nei nostri locali”. Poi, su eventuali responsabilità della security, è molto chiaro: “Se uno si presenta all’ingresso, alza la giacca e fa vedere una pistola, il buttafuori non rischia la vita per 100 euro di paga che prende a serata”.
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