HomeEconomiaFinanzaBCE, il 2025 chiude la stagione dell’inflazione record: tassi al 2%, euro...

BCE, il 2025 chiude la stagione dell’inflazione record: tassi al 2%, euro forte e credito ancora fragile

Articoli correlati

Pubblicitàspot_imgspot_img

Nel 2025 la BCE è riuscita a riportare l’inflazione verso l’obiettivo di medio termine del 2%, dopo la fiammata dei prezzi innescata dalla pandemia e dalle conseguenze economiche della guerra in Ucraina, che aveva spinto i prezzi sui massimi storici alla fine del 2022. Per arginare il più forte shock inflazionistico dell’ultima generazione, si legge dal Rapporto annuale 2025 della Banca Centrale Europea, Francoforte aveva avviato il ciclo di rialzi più aggressivo della sua storia, segnando una svolta profonda nella politica monetaria dell’area euro.

Bce, inflazione sotto controllo e primi tagli ai tassi

Nel 2025 la Bce è riuscita a riportare l’inflazione dell’area euro in prossimità dell’obiettivo del 2%, dopo l’impennata dei prezzi innescata prima dalla pandemia e poi dalla guerra in Ucraina. La stretta monetaria varata tra il 2022 e il 2023, pari a 450 punti base complessivi, ha contribuito a frenare le pressioni sui prezzi e ha creato le condizioni per un graduale ritorno a una politica monetaria meno restrittiva. Con il processo di disinflazione ormai consolidato e gli effetti dei dazi statunitensi rivelatisi più limitati del previsto, anche per l’apprezzamento dell’euro e per l’assenza di una vera escalation commerciale, il Consiglio direttivo ha avviato una fase di tagli, riducendo i tassi di 100 punti base in quattro mosse consecutive e riportando il tasso principale al 2% entro giugno.

Crescita moderata in area euro

Il quadro macroeconomico dell’area euro nel 2025 ha mostrato una tenuta superiore alle attese, pur restando caratterizzato da fragilità. Il PIL reale è cresciuto dell’1,4%, in accelerazione rispetto allo 0,9% del 2024, sostenuto dall’allentamento della politica monetaria, dal calo dell’inflazione e da una ripresa graduale di consumi e investimenti. Il settore industriale ha beneficiato nella prima parte dell’anno dell’anticipo delle esportazioni prima dell’entrata in vigore dei dazi statunitensi, per poi perdere slancio nei mesi successivi, mentre i servizi hanno continuato a garantire una dinamica più stabile. Sul fronte del lavoro si è osservato un rallentamento della crescita occupazionale, con il tasso di disoccupazione rimasto comunque su livelli contenuti, attorno al 6,3%. In questo contesto, la produttività del lavoro è tornata a crescere, segnalando un riequilibrio nell’utilizzo della forza lavoro da parte delle imprese.

Mercati e conti pubblici

Nel 2025, come si legge nel Rapporto, i mercati finanziari dell’area euro hanno beneficiato di condizioni di finanziamento più favorevoli nella prima parte dell’anno, accompagnate da un deciso recupero dell’azionario: l’indice Euro Stoxx ha registrato un progresso di circa il 21%, sostenuto dalle aspettative sugli utili e dal contributo del comparto bancario. Più debole, invece, la dinamica del credito, con prestiti a imprese e famiglie cresciuti del 3% a fine anno, ancora al di sotto delle medie di lungo periodo. Sul fronte dei conti pubblici, il disavanzo si è ridotto solo marginalmente al 3% del PIL, mentre il debito è salito all’87,3%, riflettendo pressioni legate all’aumento della spesa per difesa, infrastrutture e transizioni digitale ed energetica, oltre agli effetti strutturali dell’invecchiamento demografico.


Fonte:

www.finanzaonline.com

Ultimi Articoli

Pubblicitàspot_img