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Il disastro di Superga: cosa successe quella maledetta sera del 4 maggio 1949

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Il 4 maggio 1949 il trimotore Fiat G.212CP che trasportava il Grande Torino si schiantò sulla collina di Superga causando 31 vittime. L’articolo ripercorre la dinamica dell’incidente e le principali ipotesi sulle cause: maltempo estremo, visibilità quasi nulla e un probabile guasto all’altimetro.

disastro di supergadisastro di superga

@Wikipedia

Settantasette anni fa, nel tardo pomeriggio del 4 maggio 1949, il calcio italiano perse per sempre una delle sue squadre più forti di sempre. Erano le 17:03 quando un trimotore Fiat G.212CP si schiantò contro la collina di Superga, in Piemonte, a 675 metri di quota, portando con sé 31 vite umane — tra cui tutti i giocatori del Grande Torino, reduci da un’amichevole in Portogallo contro il Benfica.

Il G.212CP era un monoplano da addestramento entrato in servizio appena l’anno prima, soprannominato “aula volante” per il suo utilizzo didattico. Con quasi 23 metri di fusoliera e quasi 30 di apertura alare, era comunque un velivolo con limiti tecnici evidenti rispetto agli standard odierni. Quella mattina era partito da Lisbona alle 9:52 con destinazione Torino.

Avvicinandosi al Piemonte, il pilota si trovò di fronte a condizioni atmosferiche proibitive: pioggia intensa, vento forte, nebbia fitta. In certi punti, nei pressi del colle di Superga, la visibilità era ridotta a soli 40 metri. Nel tentativo di scendere sotto le nuvole per recuperare riferimenti visivi e orientarsi verso la pista, l’aereo imboccò una traiettoria fatale, collidendo con la basilica prima ancora che qualcuno a bordo potesse accorgersene.

Non esiste ancora oggi una spiegazione definitiva e certificata. Le ricostruzioni più accreditate puntano su una combinazione di fattori: le condizioni meteo estreme, la strumentazione di bordo insufficiente per una navigazione cieca in sicurezza, e — secondo alcune ipotesi — un possibile malfunzionamento dell’altimetro, che avrebbe indicato un’altitudine molto superiore a quella reale, ingannando l’equipaggio durante la discesa. Un intreccio di sfortuna, limiti tecnologici e maltempo che in pochi secondi cancellò una squadra entrata nella leggenda.

Le conseguenze della tragedia

Il compito straziante di riconoscere i corpi dei giocatori e dei dirigenti toccò all’allenatore Vittorio Pozzo. I funerali si tennero il 6 maggio presso il Duomo di Torino e videro una partecipazione popolare senza precedenti: oltre 600.000 persone si riversarono per le strade del capoluogo per dare l’ultimo saluto alla squadra. Tra i presenti anche Giulio Andreotti in rappresentanza del Governo e il presidente della FIGC Ottorino Barassi. La camera ardente fu allestita a Palazzo Madama, in piazza Castello, mentre la Rai trasmise la radiocronaca in diretta delle esequie, affidata al redattore capo Vittorio Veltroni.

Il campionato non era ancora concluso e il Torino dovette disputare le quattro partite rimanenti schierando la formazione giovanile. In un gesto di rispetto spontaneo e commovente, anche le squadre avversarie — Genoa, Palermo, Sampdoria e Fiorentina — scesero in campo con i propri giovani. A stagione terminata, la Federcalcio proclamò il Torino campione d’Italia: fu il sesto titolo della storia granata, il quinto consecutivo. La squadra non tornerà a vincere lo scudetto per altri 27 anni, fino alla stagione 1975-1976.

Il trauma collettivo lasciò un segno profondo anche sulla Nazionale italiana: l’anno seguente, per recarsi ai Mondiali in Brasile, la federazione scelse di viaggiare in nave per due settimane, rinunciando a un volo che avrebbe impiegato appena 35 ore. Una scelta che racconta, più di qualsiasi parola, quanto quella tragedia avesse segnato l’intero mondo del calcio.

Sette dei diciotto calciatori furono sepolti nel cimitero monumentale di Torino, mentre altri dieci vennero tumulati nei propri comuni d’origine dopo esequie private. I resti del velivolo — un’elica, uno pneumatico, frammenti di fusoliera e persino alcune valigie dei giocatori — sono oggi conservati nel Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, ospitato nella Villa Claretta Assandri di Grugliasco e inaugurato il 4 maggio 2008, nel 59° anniversario della tragedia.

 


Fonte:

www.greenme.it

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