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Sui bond venti di bufera, Btp tremano in area 4%. Alert analisti: “Correzione mercati inevitabile”

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Non accenna ad arrestarsi il sell-off globale sui titoli di Stato. La mancanza di progressi nei colloqui di pace tra usa e Iran contribuisce a far salire ancora i prezzi del petrolio, alimentando ulteriormente le preoccupazioni per l’inflazione e le scommesse sul fatto che le banche centrali dovranno inasprire la politica monetaria.

Trump torna a tuonare

I negoziati tra Washington e Teheran appaiono in fase di stallo e Donald Trump è tornato a tuonare. “Per l’Iran il tempo stringe, e farebbero meglio a darsi una mossa, subito, o non resterà più nulla di loro», ha scritto il presidente Usa sulla sua piattaforma social Truth.

Lo stesso Trump, di ritorno dal viaggio a Pechino, ha convocato al suo golf club in Virginia i massimi consiglieri per la sicurezza per discutere della guerra. Stando a quanto riferito da Axios, domani sarà convocata la Situation Room e altri media riferiscono che il presidente Usa avrebbe ottenuto dalla Cina l’impegno a non fornire armi a Teheran.

Petrolio sale ancora

Tutto ciò alimenta le tensioni sui mercati con il petrolio che stamattina sale di oltre il 2%: Wti oltre quota 103 dollari al barile, mentre il Brent viaggia a circa 111 dollari a barile con i tentativi di riaprire lo Stretto di Hormuz che si sono fermati e dopo che un attacco con droni ha preso di mira una centrale nucleare negli Emirati Arabi Uniti che hanno incolpato l’Iran o uno dei suoi proxy per l’attacco, definendolo una “pericolosa escalation”.

Sull’azionario i futures di Wall Street viaggiano in rosso (-0,55% quello sull’S&P 500), mentre Tokyo cede oggi oltre l’1% dopo il 2% di venerdì. Questa settimana a livello aziendale l’evento clou saranno i conti di Nvidia in arrivo mercoledì sera.

Bond sotto scacco

L’accelerazione dell’inflazione in tutte le principali economie sta alimentando le vendite sui titoli di Stato. Il rendimento del Treasury a 30 anni ha raggiunto il massimo degli ultimi quasi tre anni ampiamente sopra il 5% (5,15%) e il decennale a stelle e strisce è in area 4,6%, mentre i rendimenti a 10 anni del Giappone sono saliti di 10 punti base fino a livelli visti per l’ultima volta nel 1996. Sell-off anche sui bond dell’India, uno dei paesi emergenti colpiti più duramente dal caro-energia.

Sotto pressione anche i bond governativi europei. Il Bund decennale viaggia in area 3,18%, mentre il Btp decennale vede stamattina il rendimento attestarsi a ridosso del 4% (3,96%) dal 3,92% di venerdì scorso. Lo spread Btp-Bund viaggia sostanzialmente in area 78 punti base.

Le attese del mercato sono di una prima stretta Bce già nel prossimo meeting di giugno.

Sale la pressione sulla Fed

L’era di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve inizia con una situazione alquanto difficile da gestire, con le pressioni inflattive che rischiano di deventare sempre più pressanti e rendere inevitabile una stretta monetaria.

I futures sui Fed funds ad oggi scontano una probabilità superiore al 50% di un aumento dei tassi a dicembre — un’inversione di tendenza sorprendente rispetto alle aspettative di numerosi tagli che si avevano all’inizio dell’anno.

Ed Yardeni, presidente e responsabile della strategia di investimento di Yardeni Research, ritiene che la banca centrale statunitense dovrebbe eliminare la sua politica monetaria espansiva nella riunione di giugno, poiché non è più appropriata nell’attuale contesto di mercato. La Fed “deve recuperare terreno rispetto ai mercati obbligazionari o rischia di perdere il controllo dei costi di finanziamento, dato che gli investitori sono sempre più preoccupati per l’inflazione”, asserisce Yardeni che vede i rendimenti a 10 anni salire ulteriormente e raggiungere un picco tra il 4,75% e il 5% nelle prossime settimane.

L’alert degli analisi: correzione delle Borse è inevitabile

La dinamica in atto sui bond rischia di far vacillare anche l’appetito per l’azionario, fresco dei massimi storici toccati settimana scorsa ” I prezzi elevati del petrolio e i rendimenti obbligazionari in aumento rappresentano un forte ostacolo per gli asset rischiosi e potrebbero sostenere il dollaro nel breve termine”, indicano stamattina gli esperti di Ing.

“I rendimenti globali stanno salendo alle stelle, poiché l’inflazione persistente e l’aumento dei prezzi del petrolio costringono gli investitori a riconsiderare le prospettive relative alla politica delle banche centrali”, rimarca Ipek Ozkardeskaya, senior analyst di Swissoquote e fondatrice di ipekScope. “Con le valutazioni azionarie ormai tese e i costi di finanziamento in rapido aumento, gli investitori iniziano a chiedersi per quanto tempo ancora il rialzo legato all’intelligenza artificiale potrà ignorare la realtà macroeconomica”, prosegue l’esperta sottolineando come il rapporto prezzo/utili (P/E) del Nasdaq 100 è oggi superiore a 38 , il che significa che “una correzione sarebbe in realtà salutare per riportare le valutazioni a un livello più ragionevole e con i piedi per terra”.

“Se il rapporto prezzo/utili (P/E) del Nasdaq 100 dovesse tornare verso il suo intervallo storico, ovvero intorno a 25-30 volte gli utili – aggiunge Ipek Ozkardeskaya – ciò implicherebbe probabilmente un significativo calo dei prezzi azionari, a meno che la crescita degli utili non acceleri abbastanza rapidamente da giustificare le valutazioni attuali”.


Fonte:

www.finanzaonline.com

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