Nuovo studio rivela che il fungo Candida auris può eludere l’effetto degli antimicotici producendo molteplici copie del proprio genoma. La strategia, descritta in una ricerca apparsa su biorXiv e in corso di pubblicazione su Nature Communications, aumenta le probabilità che emergano mutazioni favorevoli alla sopravvivenza, inclusi cambiamenti in un gene collegato all’integrità della parete cellulare.
La scoperta è emersa quasi per caso in un laboratorio della Università di Exeter, dove colture di C. auris sono state esposte più a lungo del previsto a elevate concentrazioni di un antimicotico. Da quelle piastre è sopravvissuta una piccola popolazione: gli esami successivi hanno mostrato che le cellule residue avevano duplicato l’intero patrimonio genetico, condizione che fornisce materia prima per l’insorgenza di mutazioni selezionate dalla pressione farmacologica, come spiegato dal ricercatore Hugh Gifford.
Le cellule sopravvissute non erano tutte uguali: i ricercatori hanno identificato due sottopopolazioni, una a crescita lenta e una a crescita più rapida. Quest’ultima presentava numerose varianti in un gene indicato nel lavoro come “Crazy-one (CRZ1)”, le cui alterazioni sembrano attenuare l’effetto degli antifungini che prendono di mira la parete cellulare. In pratica, modifiche genetiche e aumento del numero di copie geniche consentono al microrganismo di sperimentare più soluzioni adattative nello stesso ambiente.
La capacità di Candida auris di diversificare le risposte rende più complessa la gestione delle infezioni ospedaliere, dove il fungo è noto per la trasmissibilità e per l’alta mortalità nelle infezioni invasive, stimata intorno al 45% in pazienti vulnerabili. L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera C. auris una priorità. I ricercatori intendono ora valutare combinazioni di farmaci con meccanismi d’azione differenti per contrastare la molteplicità di strategie messe in atto dal patogeno e migliorare l’efficacia terapeutica contro ceppi resistenti.

