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Un nuovo centro culturale e residenza d’artista nasce in un’ex chiesa di Venezia

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È nel sestiere di Cannaregio a Venezia che un edificio in stile gotico del XIII Secolo, dopo un lungo e articolato intervento di restauro (realizzato dagli architetti Piero Vespignani e Alessia Semenzato di Studio Anfibio), è al centro di un nuovo progetto legato all’arte e alla produzione culturale. Dal 5 maggio 2026, infatti, l’ex Chiesa dell’Abbazia della Misericordia riapre come Etnia House of Arts, promosso dal brand di occhialeria spagnolo Etnia Eyewear Culture che propone residenze d’artista, incontri pubblici e interventi site-specific. Non solo riconversione funzionale, ma una più radicale ridefinizione del ruolo dello spazio: da luogo storico a piattaforma dove l’arte non viene soltanto ospitata ma prodotta in tempo reale, esposta nel suo farsi e condivisa come processo. Così, l’obiettivo è proporre un ambiente in cui la dimensione espositiva e quella del lavoro convivano senza gerarchie, trasformando la Misericordia in un organismo culturale poroso e attraversabile.

“Venezia rappresenta per noi una dichiarazione di intenti. Quando ho scelto di acquisire e restaurare la Chiesa della Misericordia, l’ambizione era quella di contribuire con qualcosa di significativo a una città che incarna l’incontro tra arte, storia e creatività radicale. Questo progetto nasce da un’evoluzione molto personale: dopo 25 anni dedicati alla costruzione di Etnia Eyewear Culture, ho sentito il bisogno di passare dal celebrare la creatività al sostenerla attivamente. La Misericordia è un gigante dormiente, portatore di secoli di memoria culturale. Il nostro ruolo è quello di riattivarla con rispetto e visione, trasformandola in una piattaforma culturale viva, dove discipline come arte, musica e letteratura possano coesistere e influenzarsi a vicenda. L’apertura, in concomitanza con la Biennale di Venezia, ci colloca all’interno di un dialogo culturale globale, permettendoci al tempo stesso di esprimere un punto di vista chiaro e indipendente”, racconta ad Artribune David Pellicer, fondatore di Etnia Eyewear Culture.

La storia dell’ex Chiesa dell’Abbazia della Misericordia e il nuovo progetto 

L’edificio porta con sé una complessità architettonica e funzionale che riflette la sua lunga storia di trasformazioni: da spazio religioso a luogo assistenziale, fino agli usi più recenti. Questa condizione di continua mutazione diventa oggi la base concettuale del progetto, che legge la stratificazione non come vincolo ma come possibilità operativa. E anche il programma si articola come un sistema aperto di attività: residenze internazionali, performance, installazioni, momenti di confronto e collaborazioni con istituzioni e operatori della produzione culturale. L’idea è quella di un calendario non lineare, in cui i diversi linguaggi si sovrappongono e generano zone di contatto impreviste tra artisti, pubblico e spazio.

Il programma di residenze di Etnia House of Arts con al centro l’occhiale 

Al centro del progetto si colloca il programma di residenze, che introduce un elemento di lavoro volutamente non convenzionale: l’occhiale. Non come oggetto di design ma come campo simbolico attraverso cui indagare i meccanismi della visione, dell’identità e della rappresentazione. Gli artisti sono invitati a partire da questa prospettiva per sviluppare pratiche che mettano in discussione il modo stesso in cui osserviamo e costruiamo le immagini.

Conxi Sane

Le artiste del primo ciclo di residenze di Etnia House of Arts

Le prime due artiste coinvolte sono Conxi Sane e Greta Pllana, chiamate ad aprire il percorso inaugurale con interventi distinti per approccio e linguaggio, ma accomunati dall’interesse per la percezione e le sue deviazioni. Le loro residenze segneranno l’avvio di una programmazione pensata come accumulo progressivo di esperienze, più che come sequenza di eventi. Dietro il progetto c’è la volontà di Etnia Eyewear Culture di estendere la propria ricerca oltre il prodotto, costruendo un contesto in cui la cultura visiva diventi pratica condivisa. Come sottolinea la direzione del brand, l’idea è quella di trasformare la Misericordia in uno spazio dove la visione non venga semplicemente rappresentata, ma continuamente messa in crisi e riattivata attraverso l’incontro.

“La selezione dei primi artisti è un momento determinante. Ci stiamo concentrando su individui che abbiano una profonda comprensione del contesto: artisti in grado di confrontarsi con l’architettura, la storia e la risonanza emotiva della Misericordia. Ciò che conta è la loro capacità di sviluppare opere site-specific, di entrare in un dialogo autentico con lo spazio e di affrontare questo progetto con sensibilità e audacia. Il processo è importante quanto il risultato: presenza, ricerca e intenzione guidano la selezione. Allo stesso tempo, questo progetto è costruito con una prospettiva a lungo termine. L’obiettivo è quello di creare un ecosistema culturale credibile, riunendo curatori, advisor e istituzioni per garantire rigore, continuità e rilevanza internazionale. I primi artisti definiranno il tono del progetto, plasmando sia la sua direzione estetica sia il suo posizionamento culturale”, continua Pellicer.

Un nuovo centro culturale e residenza d’artista nasce in un’ex chiesa di Venezia
Greta Pllana

Etnia Eyewear Culture e il connubio tra arte e impresa 

“Questa iniziativa riflette un cambiamento più ampio nel modo in cui vedo il nostro ruolo come azienda. Stiamo evolvendo dalla produzione di oggetti alla produzione di cultura. La cultura richiede spazio, tempo e libertà, e Venezia offre un contesto unico in cui tutto questo può esistere con profondità e autenticità. È questa la responsabilità che abbiamo scelto di assumerci”, conclude David Pellicer. 

Caterina Angelucci

Etnia House of ArtsCampo de l’Abazia, 3550CannaregioVenezia VE

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Fonte:

www.artribune.com

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